Come vivere infetti e felici
 
 

marzo

Posted at 7 marzo 2004 by

nonna.jpgDentro di me c’è sempre la mia nonna materna, la mamma in seconda nella cui casa vivevamo, la rotonda signora anziana che liquidava con burbere sentenze in dialetto bolognese tutto quello che vedeva in tv.
La nonna Maria preme con più urgenza quando assisto a spettacoli un po’ più degradanti della media. Sarà che vuole ancora comunicare, dalla sua nuvola, con il suo nipotino preferito, sarà che certe cose trovano una perfetta definizione solo in vernacolo, ho pensato di affidare alla mamma di mia mamma questa rubrica, anche se lei non è più su questo pianeta da tanti anni ormai.
Mi improvviso medium da due soldi e lascio a mia nonna il compito di trovare la definzione calzante per ognuno dei cantanti del 54esimo festival di Sanremo.
André Il nostro amore: «Va là pòver pipiulòt» (Va là povero pulcinotto)
Bungaro Guardastelle: «Insònni d’un ismè» (rintronato d’un rincoglionito)
DB Boulevard Basterà: «Ach purcariì» (che porcheria)
Dj Francesco Era bellissimo: «An s’pol vedèr un zavai axè» (non si può vedere un “coso” del genere)
Daniele Groff Sei un miracolo: «Me degh c’lè un miraquel che ti lè» (io dico che è un miracolo che sei lì a cantare)
Linda Aria sole terra e mare: «Moddio, l’è la giostra di cavalèin» (mio Dio, è una “giostra di cavallini” ovvero: e’ spaventosamente grassa)
Danny Lo Sito e Las Ketchup Single: «Mo cus’ela c’la gatèra» (ma cos’è quella “gattèria”: rumore di gatti che litigano)
Mario Venuti Crudele: «Stu que l’um pèr un supiòn» (Questo qua mi sembra uno che se la tira)
Marco Masini L’uomo volante: «stu què l’è pèis comm l’eib di bùu» (questo qui è pesante come l’abbeveratoio dei buoi, cioè pesantissimo)
Paolo Meneguzzi Guardami negli occhi (prego): «…sinfuniì» (che lagna)
Andrea Mingardi E’ la musica: «Mo va là vecc maat» (ma va’ via vecchio matto)
Massimo Modugno & Gipsy King Quando l’aria mi sfiora: «Zzzzzzz» (pisolo di metà serata)
Morris Albert – Mietta Cuore: «Eni anc què?» (svegliandosi dal pisolo: sono ancora qui?)
Neffa Le ore piccole: «L’um pèr l’ucon dl’a prèesa» (mi sembra “l’ocone della pressa”, come dire “nasone”)
Pacifico Solo un sogno: «c’al bafiòt l’unm sa ne’ ed me ne’ ed te» (quel baffetto non sa ne’ di me ne di te”)
Adriano Pappalardo Nessun consiglio: «A la moota!» (ma buttati nel letame)
Omar Pedrini Lavoro inutile: «Mo da bòn c’al brot quel l’è al muròus d’la Casalegno?» (ma davvero quel brutto coso è il fidanzato della Casalegno?)
Stefano Picchi Generale: «Mo chi el ste sulfanèr» (ma chi è questo venditore di zolfanelli)
Piotta Ladro di te: «Tàuset, cavròn» (tosati caprone)
Mario Rosini Sei la mia vita: «Mo un piò fàat umarcett» (mah, uno strano omarino)
Simone E’ stato tanto tempo fa: «Ma va a Jesi» (Ma vai a Jesi, che da noi era come dire vai in un luogo lontano da qui, molto lontano)
Veruska Un angelo legato a un palo: nessun commento, a questo punto la nonna aveva ormai abbandonato la sua poltrona in vimini, indignata.

 
 

marzo

Posted at 7 marzo 2004 by

Notizie da un festival che non possiamo rifiutare
faccesanr2001_5.gifTrionfo personale per Simona Ventura e l’ormai leggendaria papaya energizzante, consigliatale dallo stilista un giorno che c’era lo sciopero dei Cobas dei pusher. Impossibile trovare un solo grammo dello strabiliante integratore: nelle ultime ore tutte le scorte di papaya sul territorio nazionale sono state rastrellate da un acquirente misterioso e caricate su numerosi Tir con destinazione Arcore.
L’affermazione della Ventura, secondo cui Karol Wojtyla avrebbe superato i suoi acciacchi grazie alla papaya è stata smentita dal diretto interessato: “Papaya o non papaya – ha chiarito il Santo Padre -, papa sempre ahia“.
Momenti di imbarazzo stamattina al teatro Ariston. Le donne delle pulizie che stavano riordinando la sala si sono trovate davanti Julia Roberts, Sylvester Stallone, Bill Clinton e George Clooney: “Where is the show? Where is our great friend Tony Renis?” hanno chiesto le star, visibilmente contrariate. L’equivoco si è chiarito subito: gli amici americani di Renis non avevano dato forfait, semplicemente erano stati convocati nei giorni sbagliati. Nel marasma dei preparativi festivalieri, Tony Renis aveva infatti indicato come periodo del Festival i giorni 8-12 marzo invece che 2-6.
Roberts e colleghi, infuriati, hanno subito ripreso l’aereo per gli Stati Uniti.
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