Come vivere infetti e felici
 
 

giugno

Posted at giugno 11, 2004 by

La sua voce era già nelle mie orecchie da prima, come altri suoni di sistema delle nostre vite: Sinatra, i Cetra, i Beatles, Mina, Armstrong, eccetera. Più tardi divenni consapevole del nome di quella voce, durante una trasmissione dell’Altra Domenica di Renzo Arbore.
Il Benemerito mostrò alle popolazioni rupestri un corto animato, un passouno in cui un Jimmy Carter di plastilina cantava “Georgia on my mind” con la voce di Ray Charles (Oscar 1977).
Il filmato era delizioso, fui stregato di quel presidentino che cantava alla luna dalla scrivania di una Casa Bianca di pongo.
Alla fine, divenuto il sottoscritto un discreto consumatore di musica, the Genius ebbe una faccia e un corpo. Seppi così che Stevie Wonder non era l’unico cantante black & blind e che la presenza scenica del signore in questione erano da tempo materiale per comici e imitatori americani. La parodia che ne fece John Belushi-Beethowen in una dei suoi fulminanti sketch al “Saturday Night Live” era di livello tale da giustificare numerevoli inviti serali agli amici che non avevano ancora visionato il vhs acquistato durante vacanze anglosassoni.
Arrivarono gli anni ’80 dove Ray, John (e Dan e Arteha e Cab…) s’incontrarono in una pellicola e mostrarono la luce a ragazzotti come me, Bob, Ted, Polso e gli altri.
in “The Blues Brothers” il pezzo con Ray Charles è uno dei più vitali e insensatamente irresistibili. Senza alcuna ragione, ti trovi a ballare anche tu sui cavalcavia del Ring, la metropolitana che romba fra i palazzi di Chicago. Ray Charles, a quel punto voce, volto, corpo, personaggio, diventava mito anche per la mia generazione.
Circa un decennio più tardi feci la mia prima esplorazione degli Usa, assieme a Lia, iniziando proprio dalla Georgia. Guidavo lento nel sole della Peachtree e la radio cantava “Hit the road, Jack. And don’t you come back no more, no more, no more, no more“. Poco più avanti, la biblioteca presidenziale di Carter. “Molti cerchi si chiudono” pensai sistemandomi gli occhiali da sole, uguali uguali a quelli di Jack, Elwood e Ray.

Georgia on My Mind
Written by: Stuart Gorrell
Composed by: Hoagy Carmichael

Georgia, Georgia, the whole day through
Just an old sweet song keeps Georgia on my mind.
Georgia, Georgia, a song of you
Comes as sweet and clear as moonlight through the pines…


Georgia, Georgia, the whole day through
Just an old sweet song keeps Georgia on my mind.
Georgia, Georgia, a song of you
Comes as sweet and clear as moonlight through the pines.
Other arms reach out to me
Other eyes smile tenderly
Still in peaceful dreams I see
The road leads back to you.
Georgia, Georgia, no peace I find
Just an old sweet song keeps Georgia on my mind.
Melodies bring memories
That linger in my heart
Make me think of Georgia
Why did we ever part?
Some sweet day when blossoms fall
And all the world’s a song
I’ll go back to Georgia
‘Cause that’s where I belong.

 
 

COMMENTS

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  1.  TED ritmo e bluso said:

    giugno 14, 2004 @ 6:04 pm

    Caro Filo,
    ho appena appreso della dipartita di RAY CHARLES. Mi dispiace. Penso alla sua parte nel film dei Blues Brothers o l’imitazione che ne faceva Belushi vestito da Beethoven con “What I Say” con la S sibilante.

  2.  Silvio said:

    giugno 15, 2004 @ 8:58 am

    Anch’io piango e insieme festeggio l’ingresso dell’old good Ray nella jam session del Cielo. Anche se scopro solo adesso di avere solo una vecchia cassetta con i suoi grandi successi, che mi ricorda che ascolto la sua musica almeno dai tempi in cui le mie finanze mi premettevano solo musicassette (ps. non che ora vada meglio…). Hit the road, Ray.

  3.  R:ob said:

    giugno 15, 2004 @ 9:57 pm

    Avrei potuto citare il duetto con Horror Cotugno a Sanremo. Ma chissà cosa gli avevano detto, a lui, chissà dove pensava di essere. Del resto, pensando alla figura da derelitto di Hoffman, quest’anno, sempre al festival (e lui per vedere ci vede eh)…

  4.  comidademama said:

    giugno 17, 2004 @ 12:01 am

    tributo fantastico, bravo phil :OD

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