L’idea di A’marena mi è sempre sembrata tanto bella quanto immediata: durante la stagione turistica, uno schermo itinera fra stabilimenti balneari e accende, fra i gelati e le bandiere, serate di vera devozione cinematografica. A poco prezzo o anche gratis, si scende la passerella e ci si accomoda su sedie di legno, o sulla sabbia, o ci si appoggia ad una palma e si guarda qualche filmòn della recente stagione, o un capolavoro immortale.
Quest’anno poi, la Fondazione Fellini, con nuova energìa scaturita dal museo aperto di recente, ha avviato una nuova collaborazione con la rassegna, collocando nel programma quattro opere del Maestro.
Mi sono andato a gustare l’appuntamento con il più alto tasso di auto-referenzialità: la proiezione di Amarcord nella spiaggia privata del Grand Hotel. Una Rimini fellinata sul telone bianco, una Rimini contemporanea alle mie spalle, i riminesi di oggi che ridevano e si commuovevano tutt’attorno nel buio.
Il caso e una lampada elettrica mi hanno anche donato, in sovrapprezzo, un momento suggestivo che forse Federico (il Grande) avrà apprezzato: fra un tempo e l’altro l’operatore ha acceso la luce nella tenda che fungeva da cabina di proiezione; un bel gioco d’ombre ha stilizzato l’operazione del cambio delle bobine, gesti in serie che sembravano coreografati per noi.
Ho cercato di catturare il momento ipericonico con una foto modesta del mio cellulare, la lì sopra.

E GIRA GIRA IL MONDO
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