Viste con Emma e Gioconda, le Mucche hanno riscosso un buon successo di sala. Le due pupazze hanno dichiarato di essersi divertite (risate vere nella scena della mandria ipnotizzata) e sono arrivate in fondo alla proiezione senza fare una piega (Giocolina, a dire il vero, ha chiesto di andare a casa a 5 minuti dalla fine, ma poi si è dimenticata).
Dal mio punto di vista, Mucche alla Riscossa è un piacevole film d’animazione nel solco della tradizione Disney, con inevitabili aggiornamenti del linguaggio cinematografico, del tratto dei disegni, della trama e dei personaggi.
Prendi il west, scombiccheralo un po’, attraversalo con una storia semplice e ricca di gag. Poi colora allegramente praterie e deserti e disegna il tutto con sintesi spigolose (riferimento: da La Bella Addormentata a Le Follie dell’Imperatore). Dopo Koda e dopo perplimenti vascelli interplanetari, lasciamo da parte computer (sullo sfondo. Lasciamolo sullo sfondo) e aspirazioni spirituali un po’ cerebrali.
Diamo mandato a Will Finn e John Sanford, bravi artigiani della bottega WD, di confezionare una storietta, questa volta, anche per il pubblico un po’ più piccolo.
Potremmo dire film minore dell’Onoratissima, ben fatto, senza sfiorare l’eccellenza di Lilo & Stich.
Ma diremo di più, anzi, insisteremo perchè più amici possibili vadano a vederlo: si vocifera che questo sarà l’ultimo lungometraggio animato della Disney. L’ultimo fatto a mano, l’ultimo uscito semplicemente dalla matita degli animatori.
Sapete quanto io sia un ammiratore del lavoro di Pixar e affini, e sono certo che l’animazione CG (digitale) ci farà vedere altre meraviglie indimenticabili.
Ma la bottega di zio Walt… No, pur con tutte le malefatte degli attuali gestori, io non sono ancora pronto a rinunciarvi.

CARTOLIMATI
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