Io quest’anno me la sono cavata a buon mercato. Il “grosso” del lavoro l’ha fatto Lia, che ha misurato, assemblato, tagliato e fissato. Ha visitato più volte la merceria Benvenuti perchè quella benedetta fascia in cintura doveva essere dell’arancione giusto e possibilmente elastica.
Ha dovuto rintracciare calze che simulassero lunghi guanti, mutande che ricordassero il classico pantaloncino da sopracalzamaglia tipico dei Supereroi.
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Io ho prodotto i due marchietti. In pannolenci, colla e forbici, roba da un’oretta abbondante: di lusso, pensando al carnevale 2004. E anche quest’anno Iris ha ammortizzato, grazie al cielo. Ancora poco consapevole delle occorrenze di questo rito antico e sempre più insensato, ha accettato di buon grado la promozione (?!) da fiore a farfallina multicolore. Cosette da supermercato, vivaddio.
Le “due grandi” invece, hanno espresso una richiesta comune, conseguente all’innamoramento unisono per il miglior film del 2004: “Gli Incredibili” della Pixar-Disney. Era la loro prima volta, il primo caso di forte suggestione da spettacolo cinematografico. Emma voleva essere Violet Parr, Gioconda si sentiva assolutamente il fratellino Flash (Dash, in originale). E che fosse. La Sartoria Verdina ha prodotto due pezzi unici, Edna Mode permettendo, del costume rosso che ha tinto l’ultimo Natale dei bimbi (esisteva l’opzione verde-orco, ma voi proporreste a due ragazzine di travestirsi da ciccione paludose e sfilare sul corso del luogo di residenza?).
Il risultato, di sicuro effetto, lo vedete nelle foto collegate a questo post.
Per esprimere una personale opinione sul film, aggiungo che, dal punto di vista della qualità di storia, animazione, regia, cura dei personaggi, soluzioni tecniche, narrative, luci, colori, suoni, musiche, eccetera, non esiste nulla che possa competere con Pixar. Ogni loro film fa fare un balzo in avanti di anni al mondo dei film d’animazione, ma anche all’enterteinement in generale.
I livelli visivi di “The Incredibles“, l’uso raffinato di ambientazioni, linguaggio cromatico, design citato e reinventato, i dialoghi fra personaggi, migliori di quelli di tanti film “in carne ed ossa”, la capacità di mettere in scena “dell’altro”, ossia di forzare le regole sempre più ferree e arrugginite della comedy hollywoodiana, rende l’opera dello studio di Lasseter degna di grande ammirazione.
Confesso che per un attimo abbiamo contemplato l’idea di vestirci tutti e cinque da Incredibili. Il troppo lavoro e un briciolo di pudore ci ha frenati, anche se tuttora mi spiace di essermi perso “Jack-Jack” Iris.
Tutte le foto qui.

I BIMBI SONO MATTI
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