
Il primo shock l’ho avuto entrando. La bottega non lasciava supporre, così defilata, zitta e muta lungo uno di quei viali torinesi senza particolari attrattive.
Ma dilà dal portoncino l’afrore di cioccolati di tutto il mondo attendeva senza scrupolo alcuno. Mentre mi riprendevo e mettevo a fuoco le ciotole colme di ogni tentazione dolciaria, una signora riccia, piccola e ultraterrena compariva dalle profondità del laboratorio di Candifrutto. Sono arrivato qui, signora, colpa di Internet, di Comida, di Dona, della golosità di famiglia, delle FS che mi riporteranno verso Rimini solo fra un’ora e mezzo.
La signora mi guida fra le proposte di questa bottega votata al cacao da 35 anni, mi sottopone ad un paio di assaggi che resuscitano, via albero genealogico, due miei parenti trapassati prima della guerra. Praline, bon bon, cioccolati grand crue plasmati da divinità sudamericane. Ripieni che contengono la filarmonica della Rai, canditure adagiate su tegolini fondenti o al latte che sono il pezzo forte della casa. Signora, mi dia quello e quello e anche quello.
Ho una moglie sa… e alcuni di quelli… bravissima a fare i dolci. E… si, tutta la confezione, grazie… ho tre bambine, quindi… Si mi faccia un sacchetto di quelli lì colorati.
Prima di essere completamente sopraffatto, acchiappo i miei pacchetti, pago, bacio i piedi alla signora (aprite un sito internet, ve ne prego!) e me ne vado. Quasi non vedo le targhe, i premi, le recensioni. Tibbiando verso la stazione Porta Nuova, chiamo Lia per liberarmi di una quota d’emozione.
Chi di voi capiterà nella città delle prossime olimpiadi invernali, sappia che
Candifrutto si trova in
Via Avogadro 18, Torino
Ovvero, lasciando il Po alle spalle, la prima traversa a destra di Corso Vittorio dopo il monumento, 50 metri dopo Corso Matteotti.

BOLLI BOLLI PENTOLINO
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