Come vivere infetti e felici
 
 

ottobre

Posted at ottobre 25, 2005 by

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Posted at ottobre 24, 2005 by

Da: “DIARIO DI UNA MAMMA IMPERFETTA”  di Lia Celi, Insieme, ott. 2005

Disneyland-Paris '05/6Sono già in agenzia viaggi – mi aveva telefonato mio marito, verso la fine di giugno -. Io e le bambine abbiamo già deciso, e siamo la maggioranza. Puoi rispondere sì o sì”.

Il suo tono era così sicuro ed entusiasta, che mi sono fidata: del resto ero sulla poltrona del dentista e rispondere “” era l’unico modo per chiudere la telefonata tenendo in bocca la canula dell’aspiratore. Ma non è stato quando ho saputo che avevo detto sì a quattro giorni a Disneyland—Paris con tutta la famiglia che mi sono pentita. E’ stato dopo il sette luglio, il giorno della strage di Londra, una sciagura che ha risvegliato tutti i miei timori riguardanti i viaggi all’estero con la prole.

E poi ci sono stati gli attentati del 21, le bombe di Sharm (dove anche noi, come migliaia di famigliole italiane, eravamo già stati, con Emma ancora piccola), e lo stillicidio di disastri aerei che hanno costellato questa estate disgraziata. All’inizio la paranoica ero solo io, ma alla vigilia del viaggio anche i nervi d’acciaio di mio marito erano sfilacciati, e perfino Emma e Gioconda, che hanno occhi e orecchie sensibili, erano inquiete e ci chiedevano “e se l’aereo cade?”.

E noi a spiegargli con voce pacata e ragionevole: rischiamo di più quando andiamo in bici sul lungomare che quando prendiamo l’aereo, non c’è nulla da temere. Ma, dopo averle addormentate, eravamo tormentati dai sensi di colpa, e avremmo scambiato volentieri il viaggio a Disneyland con un picnic fuori porta, dove l’unico rischio è un acquazzone fuori programma o un’invasione di formiche.

Post factum, possiamo dire che il vero rischio, nell’andare a Disneyland con tre figlie molto vivaci, di cui una era in fase di svezzamento da pannolino, è di ritornare fisicamente e psicologicamente devastati (nonché economicamente salassati). Ma per le ragazze è stato un paradiso, fin dal viaggio in aereo, dove Emma è rimasta incantata dalle Alpi incappucciate di nuvole e Gioconda dalle case che diventavano piccole piccole “come scatolette della merenda”, mentre Iris, tutta orgogliosa, ha regalato molte delle sue prime pipì “da grande” al wc chimico della cabina.

Sono andate pazze per la piscina dell’albergo, per le colazioni abbondanti, per i ristoranti a buffet, per i “donuts” glassati e per un grosso coccodrillo finto all’ingresso del “Rainforest Cafè”. E le attrazioni del parco? Non è stato facile scegliere. Non solo perché il tempo era poco, e metà se ne andava nella ricerca di una toilette per questa o quella figlia assalita da un bisogno urgente. La Baia dei Pirati era adatta a tutte le età, ma faceva paura a Gioconda. Lo show di Winnie Pooh deliziava Iris e Gioconda, ma annoiava Emma. Gli ottovolanti spaventavano quattro membri della famiglia su cinque. Il Volo di Peter Pan ha terrorizzato le figlie più grandi. Per fare la foto con la mamma degli “Incredibili” (un cult per tutta la nostra famiglia) c’era una fila allucinante.

A conquistare il consenso unanime delle fanciulle è stata “It’s a Small World”, ovvero il mondo trasformato in un enorme, variopinto, tranquillizzante carillon. Un’attrazione pensata da papà Disney in persona, un sogno ad occhi aperti magico, ottimista e rasserenante.

Disneyland-Paris '05/14
Di questi tempi, non sono solo i bambini ad averne bisogno.

Nota della regìa: la selezione di foto del viaggio che trovate qui, è la parte sopravissuta al crack dell’hard-disk di R:ob. Sul supporto perduto infatti, allignava la parte di immagini digitali portate a casa da Marne-la-Valleé. E questa è la ragione principale per cui, nella piccola raccolta, i Parchi si vedono poco, Mal ce ne incolse. Amen.

 
 

ottobre

Posted at ottobre 14, 2005 by

PrimarieSe mi metto ad analizzare a fondo le motivazioni è ovvio che fibrillo. Se vado dietro ai percorsi, alle dichiarazioni, alle schermaglie, è probabile che vacillo. Se invece mi concentro sugli inverecondi mostri che stanno “di là” ritrovo la stabilità e la fredda determinazione. L’occhio si fa duro, la mano scende verso la fondina. Sono consapevole, dentro la fondina c’è solo una consultazione primaria di medio calibro e non so nemmeno se è carica. Ma tutti questi anni di bocconi amari mi hanno portato a un passo dalla disperazione così tante volte che, brothers, io nel massimalismo ci faccio il bagno un giorno si e un giorno no.
Così non cercate in me troppe sfaccettature. Lui, Ciocapiatti, è il Diavolo. Uno dei Diavoli principali quantomeno. E la sua azienda (o il partito, non cambia nulla) è il Male. E negli ultimi dieci anni (e anche i venti precedenti) ha scavato la sua tana nei cuori e nelle menti di questo Paese, estremizzando ogni scontro e abbassando la qualità delle aspettative, dei desideri, dell’ immaginario più o meno collettivo.
E visto che ormai l’ho detto, aggiungo anche che la mortadella è un GRANDE prodotto, una delizia di manufatto creato da abilità umane che si perdono nella notte dei tempi. E che Lia ed io andremo a votare alle primarie, domenica.

«L’antica vera ricetta della mortadella è molto semplice. Si utilizzi unicamente la spalla, la parte magra del maiale. Si sgrassi accuratamente la carne per poi macinarla finissima quasi ad ottenere un purè. Quindi si selezioni il guanciale del maiale riducendolo in piccoli cubetti.
Il tutto impastato e condito con sale e pepe si insacca in vesciche di bue e si inforna nella stufa a cento gradi per dieci ed anche dodici ore. Queste le indicazioni utili ad ottenere una golosa e profumata mortadella».

 
 

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Posted at ottobre 12, 2005 by

LMT: Lia & Phil 10° anniversario/8Nella Casina Verde si soffia spesso sulle candeline e potete capire perchè. Non paghi, il mese scorso i parents hanno avuto ragione della fiammella celebrativa dei 10 anni di matrimonio. Per la verità la festa si è svolta il 4, mentre l’evento primario accadde il 2/9/95. Da adulti pragmatici, si è convenuto che farla di domenica avrebbe garantito la presenza di qualche amico in più.
Vino, torte, chiasso e musica live sono state la cifra dell’evento. E la verde magionetta ha dato, ancora una volta, ottima prova di se’, arrivando a sera quasi intatta, dopo essere stata farcita per svariate ore da una trentina di adulti con relativi cuccioli al seguito. I nuovi amici di Rimini, i colleghi genitori, le acquisizioni dagli ultimi due anni l’hanno fatta da padrone. E non poco piacere ci ha dato la partecipazione della piccola rappresentanza arrivata della città precedente, carissime persone che ci sono sempre state vicine nonostante le tante fatiche del vivere quotidiano. Altri amici storici possiamo darli ormai perduti, ma sono cose che non dipendono dai chilometri.
Tutti contenti, naturalmente, per l’intrattenimento compreso nel biglietto: ben quattro-Mistoterital-quattro si sono esibiti semi-umpluggati nel tinellone verde. Trovate una memoria redatta dal polistrumnato Paul Syno nel blog-LMT, ovvero qui.
Lia e Rob 2/9/95In realtà il momento club si è avuto quando alcuni degli stroppoletti presenti alla festa si sono uniti alla band. Gioconda si è proposta come presentatrice, per poi dedicarsi al cembalo. E l’unico cugino delle mie Bambocce, il decenne Luca, ha incantato tutti, in primis i miei vecchi sodali rockettari, inventandosi delle percussioni impeccabili con l’unico elemento della batteria portato da Syno. Ilarità e commozione infine, quando Emma e Chiara (la figlia maggiore di Francesco, indimenticabile Ted Nylon dei tempi musicali), si sono proposte in duo con una canzone creata per l’occasione, una cosa fra Paul Verlaine,  Julian Cope e il rumore che fa il tritarifiuti. La cosa impressionante, guardate le foto, è il fatto che hanno riprodotto la coppia Nylon-Anka in sedicesimi, anche nelle proporzioni fisiche. Struggente.
I tenutari della Casina Verde ringraziano col coer in man tutti gli intervenuti, per l’affetto e gli auguri. Un abbraccio alla famigliola d’acciaio, quella di Cesare Giacanelli, l’iBaby coccolato a lungo da Gioconda.
E a Bob/… , Paul/Cinzia e Ted/Nico Mondadori: quello che li lega a Phil/Lia sfiderà baldanzoso tutti gli anni che ci dividono dai prossimi anniversari.

p.s.= siamo in attesa di altre immagini della festa, ripassate di qui fra qualche giorno.

 
 

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Posted at ottobre 11, 2005 by

Striscia Verde / 1

 
 

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Posted at ottobre 9, 2005 by

La scuola è ricominciata (05)Insomma, quest’anno gli zainetti sono tre. In quello piccino ci sta un succhino. In quello medio non c’è mai tedio. In quello più grosso parole a più non posso.
Davvero, quando li guardo penso a qualcosa che sta di là dal confine di Faerie, qualcosa tipo i Tre Porcellini, però con Tre Bambocce, invece. “Uff e Puff!” fece il Lupo, con tutta la sua potenza. Ma lo zaino grande, pieno di quaderni, libri, regoli e altre cose che Emma si trascina sulle spalle di nascosto da noi, non si mosse punto.
Incominciato il terzo autunno riminese, la Trici ha variato ancora un po’ la sua pista mattutina e i suoi orari di servizio. Per prima cosa, sfreccia alle otto verso la seconda elementare della primogenita. Sfiora il Tempio Malatestiano e s’imbudella nel centro più centro della città. Dopo poco torna indietro, placata, e scarica il guidatore davanti al primo espresso del giorno. Al quale caffè si accompagna generalmente la sbirciata ad uno dei gazzettini locali e fumosi pensieri sulla tristezza che mi mette la scuola pubblica di questi anni. Emma ha cambiato maestra, una delle maestre, quella maestra, ovviamente, che ci dava più senso di affidamento e passione per il proprio lavoro. Vedremo.
Dopo una ventina di minuti, la Trici è di nuovo davanti alla Casina Verde, e attende che Gioconda ed Iris popappino fuori con tutto il loro cicaleccio in grembiulino bianco. Se vuoi qualcosa che segna il tempo, nota questo: ora Gioconda siede nel sellino dietro e la piccolina di casa ha preso posto in quel tresopolo agganciato al manubrio.  Andiamo dagli amici?” Mi chiede Iris ogni mattina, appena partiamo. Che poi sono quelli della classe di Giovanna, la sua maestra alla Materna, La Terza ha raggiunto la Seconda alle Maestre Pie e l’inserimento è stato dolce e morbido come la ciambella romagnola. Potrei addirittura affermare che è stato a cura di Gioconda, che la nostra presenza è stata quasi formale, mentre le due, che se la intendono alla grande, si scortavano l’un l’altra dall’aula dei Coniglietti (Iris) a quella delle Tartarughe (Gioconda). Il simbolo della nuova arrivata, sull’armadietto, è la palla. La veterana Giocosa ha mantenuto il suo scoiattolo scolorito, non sia mai!
Scivoliamo così, senza particolari asperità, dentro all’anno scolastico 05/06. Lia ed io, soli a pranzo, sorridiamo e pensiamo, una volta di più, che per questa fase della vita metteremmo la firma.

 
 

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Posted at ottobre 7, 2005 by

Il genocidio degli armeni e il massacro dei greci possono aspettare: i bagni su cui si misura la civiltà occidentale non sono quelli di sangue. Una grande vittoria per i teo-con: entro il 2014, oltre il Bosforo si potrà fare la cacca da cristiani. Entusiasta la stampa turca: “I cittadini potranno dedicare più tempo alla lettura dei giornali”. Decisiva la telefonata di Condoleeza Rice, che ha chiesto ad Ankara un ultimo sforzo: “Sono stufa di pisciarmi nel collant tutte le volte che vengo lì in visita ufficiale”. Notte di festa in Anatolia: festosi caroselli di water, finalmente usciti dalla clandestinità, hanno intasato le piazze fino all’alba. Ma le vecchie “turche” non si arrendono: “Non si possono buttare nel cesso secoli di tradizione: per protesta ci incateneremo alle toilette”. Il premier Berlusconi rivendica il merito di aver convinto Erdogan: “Quando ha provato il bagno della mia villa in Sardegna, non voleva più uscire”. Il governo turco si impegna a proseguire sul cammino dei diritti umani: anche le sale di tortura nelle carceri verranno provviste di toilettes per lui e per lei. Intanto il Tribunale penale internazionale sdogana la Croazia: “Ha smesso di pulirsi il culo con I mandati di cattura per I macellai ustascia”.

 
 

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Posted at ottobre 2, 2005 by

SciusciàOvvero la “Cura della Scarpa“. Oggi e qui, nella nostra epoca sottotitolata, è una cosa che sa da librino zen, quelli che trovate accanto alle casse delle librerie. Forse è facile per me, cresciuto figlio di calzolaio, tenere in grande considerazione questo rito desueto. Ed è un po’ snob, quanto inevitabilmente genetico, provare sempre un’ostia di disprezzo per le calzature insane indossate dalla maggior parte della gente.

Il mio babbo, signor Dante, ha fatto per quasi quarant’anni il proiezionista. Sì, l’omino dietro i fasci di luce al cinema; era uno degli invisibili “Mr. Cinema Paradiso“. Questo lavoro, impaginato sui ritmi delle  sale cinematografiche, lo costringeva ad orari sbilanciati verso la notte e a mattinate teoricamente libere. Il signor Dante, indefesso capofamiglia emiliano, occupava quindi certe ore antimeridane con quella che era stata la sua prima attività da ragazzo: il calzolaio, o meglio, come precisa lui: “ciabattino riparatore“.  

Famiglia d'origine, 2000

Per un verso fu un handicap. Avere una costante fornitura di scarpe fatte “in casa”,  negli anni ansiogeni dell’adolescenza mi tolse ogni pretesto per comprarmi, seppur di rado, un paio di “barche” in linea coi capricci della moda. Le mie scarpe erano sempre di foggia tendente al classico; chiedere ad un calzolaio di riprodurti uno dei modelli da sbarbo di quell’epoca, equivaleva a colpirlo rudemente nell’orgoglio professionale.
D’altro canto, amici, io a quarantaquattro anni ho piedi da giovinetto in perfetto stato. Camminare quasi tutta la vita nel cuoio, o camoscio, o pelle ecc… tagliata e montata sulla forma dei tuoi fettoni, qualcosa fa. Inoltre ti rende un temibile cliente per i calzaturifici. Il commesso entra in agitazione quando inizi ad osservare in che modo e’ montata la tomaia, guardi i punti delle cuciture, passi un dito sulla fresatura della suola, scuoti la testa per come sono incollate le solette interne…

Oggi il signor Dante, sereno pensionato a San Pietro in Casale, non mi fornisce più costantemente le scarpe del cambio-stagione. E’ pur vero che non vivo da tanti anni sotto il suo tetto e da ancora più tempo il mio piede ha smesso di crescere.  Ma forse per questo, con soddisfazione ancora maggiore, ogni tanto mi dedico a certi suoi manufatti antichi.
Con movimenti circolari, passo sul cuoio l’apposita spazzolino (ne occorre uno per ogni colore), bello saturo di lucido di buona qualità. Lo stendo generosamente, fino a rendere opaca tutta la scarpa, lo lascio a rapprendersi un po’, mentre ripeto l’operazione sulla sorella. Poi, mano sinistra infilata dentro, mano destra che impugna un’altra spazzoletta più morbida e corta e avanti con un movimento rapido e insistito, quello di un piccolo bilanciere, mentre la materia conciata riassume, centimetro dopo centimetro, l’aspetto glorioso che devono avere delle autentiche “scarpe da uomo”. Profumo intenso di lucido che quasi ubriaca, e il tocco finale: con un panno morbido si strofina di nuovo tutta la scarpa su cui, a questo punto, deve riflettersi la luce.

il sig. Dante= (qualche mese fa) … del resto, ti ho sempre fatto le scarpe sulle forme di Domenico Modugno. Tu hai il piede di Modugno.
io= Cosa? Come?
il sig. Dante= I modelli di legno su cui ho sempre montato le tue scarpe no? Erano quelli di Modugno, il cantante.
io= Ma… mica lo sapevo! come mai non me lo avevi mai detto?
il sig. Dante= (ruota le mani facendo un gesto che potrebbe significare “non lo so nemmeno io”)

 
 
 
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