Come vivere infetti e felici
 
 

ottobre

Posted at ottobre 2, 2005 by

SciusciàOvvero la “Cura della Scarpa“. Oggi e qui, nella nostra epoca sottotitolata, è una cosa che sa da librino zen, quelli che trovate accanto alle casse delle librerie. Forse è facile per me, cresciuto figlio di calzolaio, tenere in grande considerazione questo rito desueto. Ed è un po’ snob, quanto inevitabilmente genetico, provare sempre un’ostia di disprezzo per le calzature insane indossate dalla maggior parte della gente.

Il mio babbo, signor Dante, ha fatto per quasi quarant’anni il proiezionista. Sì, l’omino dietro i fasci di luce al cinema; era uno degli invisibili “Mr. Cinema Paradiso“. Questo lavoro, impaginato sui ritmi delle  sale cinematografiche, lo costringeva ad orari sbilanciati verso la notte e a mattinate teoricamente libere. Il signor Dante, indefesso capofamiglia emiliano, occupava quindi certe ore antimeridane con quella che era stata la sua prima attività da ragazzo: il calzolaio, o meglio, come precisa lui: “ciabattino riparatore“.  

Famiglia d'origine, 2000

Per un verso fu un handicap. Avere una costante fornitura di scarpe fatte “in casa”,  negli anni ansiogeni dell’adolescenza mi tolse ogni pretesto per comprarmi, seppur di rado, un paio di “barche” in linea coi capricci della moda. Le mie scarpe erano sempre di foggia tendente al classico; chiedere ad un calzolaio di riprodurti uno dei modelli da sbarbo di quell’epoca, equivaleva a colpirlo rudemente nell’orgoglio professionale.
D’altro canto, amici, io a quarantaquattro anni ho piedi da giovinetto in perfetto stato. Camminare quasi tutta la vita nel cuoio, o camoscio, o pelle ecc… tagliata e montata sulla forma dei tuoi fettoni, qualcosa fa. Inoltre ti rende un temibile cliente per i calzaturifici. Il commesso entra in agitazione quando inizi ad osservare in che modo e’ montata la tomaia, guardi i punti delle cuciture, passi un dito sulla fresatura della suola, scuoti la testa per come sono incollate le solette interne…

Oggi il signor Dante, sereno pensionato a San Pietro in Casale, non mi fornisce più costantemente le scarpe del cambio-stagione. E’ pur vero che non vivo da tanti anni sotto il suo tetto e da ancora più tempo il mio piede ha smesso di crescere.  Ma forse per questo, con soddisfazione ancora maggiore, ogni tanto mi dedico a certi suoi manufatti antichi.
Con movimenti circolari, passo sul cuoio l’apposita spazzolino (ne occorre uno per ogni colore), bello saturo di lucido di buona qualità. Lo stendo generosamente, fino a rendere opaca tutta la scarpa, lo lascio a rapprendersi un po’, mentre ripeto l’operazione sulla sorella. Poi, mano sinistra infilata dentro, mano destra che impugna un’altra spazzoletta più morbida e corta e avanti con un movimento rapido e insistito, quello di un piccolo bilanciere, mentre la materia conciata riassume, centimetro dopo centimetro, l’aspetto glorioso che devono avere delle autentiche “scarpe da uomo”. Profumo intenso di lucido che quasi ubriaca, e il tocco finale: con un panno morbido si strofina di nuovo tutta la scarpa su cui, a questo punto, deve riflettersi la luce.

il sig. Dante= (qualche mese fa) … del resto, ti ho sempre fatto le scarpe sulle forme di Domenico Modugno. Tu hai il piede di Modugno.
io= Cosa? Come?
il sig. Dante= I modelli di legno su cui ho sempre montato le tue scarpe no? Erano quelli di Modugno, il cantante.
io= Ma… mica lo sapevo! come mai non me lo avevi mai detto?
il sig. Dante= (ruota le mani facendo un gesto che potrebbe significare “non lo so nemmeno io”)

 
 

COMMENTS

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  1.  mammina said:

    ottobre 3, 2005 @ 8:45 pm

    ah, per quello poi diventasti famoso cantante!!!! bacioni a te e al sior Dante.

  2.  l'iberico said:

    ottobre 4, 2005 @ 12:42 pm

    Io avevo uno zio che faceva ancora il cappellaio tradizionale. Metteva i borsalino sugli stampi di legno per allargarli (per i clienti cappoccioni): Non e’ che ne ho avuto dei grandi vantaggi io, a te e’ andata meglio. Ma adesso il papà non ti fa piu’ le scarpe?

  3.  r:ob said:

    ottobre 5, 2005 @ 10:33 am

    @Mammina: sì, certo, famoso… 😀 Come state tutti tutti? @l’Iberico: no, adesso il signor Dante si è quasi completamente ritirato dall’attività. Bastano gli altri 25 impegni da pensionato… 🙂

  4.  marmocchi said:

    ottobre 11, 2005 @ 12:58 am

    E tu non hai ancora scritto un testo per una canzone che parli di questa storia? Il piede di MODUGNO? Ma ti rendi conto? Cosa aspetti?
    E’ l’inizio di un nuovo album (che magari uscira’ nel 2025…)

  5.  billo said:

    ottobre 11, 2005 @ 10:24 am

    tu e tuo papà siete spiccicati!!!!!!!!
    vai a dare un’occhiata qui:
    http://umarells.splinder.com/
    ……cià
    billo

  6.  Roberto Grassilli said:

    ottobre 11, 2005 @ 11:24 am

    @Polso: hai assolutamente ragione, ma come si dice, ho un po’ perso la mano… MI serve qualche base musicale, mi passi tu qualcosa? 😉 @Billo: ah si? adesso vado a vedere 🙂

  7.  Marco said:

    agosto 23, 2006 @ 7:28 pm

    le scarpe mi ricordano uno zio che non c’é più che emigrato in Francia, a Nizza, nell’anteguerra, ha iniziato la sua attività riparando le scarpe e costruendone delle nuove così come le fabbricava suo padre, ciabattino, contadino, viticultore, produttore di vino e di bachi da seta, venditore di vecchie Singer e padre di docidici figli in quel di Neive, in Piemonte. Mio zio ci ha lasciati molti anni fa ed a testimonianza della sua arte aveva portato nella nostra vecchia casa di collina alcune centinaia di modellatori in legno che sono andati in fumo, nella stufa!
    Sono ancora in possesso di un paio di scarpe, nuovo, eseguite a mano da mio zio, credo settant’anni fa, e leggendo la tua nota sono andato a cercare quelle vecchie scarpe, nuove, che sono anche il ricordo del tempo in cui l’atre veniva spacciata per manualità in quanto il fabbricare a mano le scarpe era e rimane un arte per pochi.
    Buonasera.

 
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