Da: “DIARIO DI UNA MAMMA IMPERFETTA” di Lia Celi, Insieme, ott. 2005
“Sono già in agenzia viaggi – mi aveva telefonato mio marito, verso la fine di giugno -. Io e le bambine abbiamo già deciso, e siamo la maggioranza. Puoi rispondere sì o sì”.
Il suo tono era così sicuro ed entusiasta, che mi sono fidata: del resto ero sulla poltrona del dentista e rispondere “sì” era l’unico modo per chiudere la telefonata tenendo in bocca la canula dell’aspiratore. Ma non è stato quando ho saputo che avevo detto sì a quattro giorni a Disneyland—Paris con tutta la famiglia che mi sono pentita. E’ stato dopo il sette luglio, il giorno della strage di Londra, una sciagura che ha risvegliato tutti i miei timori riguardanti i viaggi all’estero con la prole.
E poi ci sono stati gli attentati del 21, le bombe di Sharm (dove anche noi, come migliaia di famigliole italiane, eravamo già stati, con Emma ancora piccola), e lo stillicidio di disastri aerei che hanno costellato questa estate disgraziata. All’inizio la paranoica ero solo io, ma alla vigilia del viaggio anche i nervi d’acciaio di mio marito erano sfilacciati, e perfino Emma e Gioconda, che hanno occhi e orecchie sensibili, erano inquiete e ci chiedevano “e se l’aereo cade?”.
E noi a spiegargli con voce pacata e ragionevole: rischiamo di più quando andiamo in bici sul lungomare che quando prendiamo l’aereo, non c’è nulla da temere. Ma, dopo averle addormentate, eravamo tormentati dai sensi di colpa, e avremmo scambiato volentieri il viaggio a Disneyland con un picnic fuori porta, dove l’unico rischio è un acquazzone fuori programma o un’invasione di formiche.
Post factum, possiamo dire che il vero rischio, nell’andare a Disneyland con tre figlie molto vivaci, di cui una era in fase di svezzamento da pannolino, è di ritornare fisicamente e psicologicamente devastati (nonché economicamente salassati). Ma per le ragazze è stato un paradiso, fin dal viaggio in aereo, dove Emma è rimasta incantata dalle Alpi incappucciate di nuvole e Gioconda dalle case che diventavano piccole piccole “come scatolette della merenda”, mentre Iris, tutta orgogliosa, ha regalato molte delle sue prime pipì “da grande” al wc chimico della cabina.
Sono andate pazze per la piscina dell’albergo, per le colazioni abbondanti, per i ristoranti a buffet, per i “donuts” glassati e per un grosso coccodrillo finto all’ingresso del “Rainforest Cafè”. E le attrazioni del parco? Non è stato facile scegliere. Non solo perché il tempo era poco, e metà se ne andava nella ricerca di una toilette per questa o quella figlia assalita da un bisogno urgente. La Baia dei Pirati era adatta a tutte le età, ma faceva paura a Gioconda. Lo show di Winnie Pooh deliziava Iris e Gioconda, ma annoiava Emma. Gli ottovolanti spaventavano quattro membri della famiglia su cinque. Il Volo di Peter Pan ha terrorizzato le figlie più grandi. Per fare la foto con la mamma degli “Incredibili” (un cult per tutta la nostra famiglia) c’era una fila allucinante.
A conquistare il consenso unanime delle fanciulle è stata “It’s a Small World”, ovvero il mondo trasformato in un enorme, variopinto, tranquillizzante carillon. Un’attrazione pensata da papà Disney in persona, un sogno ad occhi aperti magico, ottimista e rasserenante.

Di questi tempi, non sono solo i bambini ad averne bisogno.
Nota della regìa: la selezione di foto del viaggio che trovate qui, è la parte sopravissuta al crack dell’hard-disk di R:ob. Sul supporto perduto infatti, allignava la parte di immagini digitali portate a casa da Marne-la-Valleé. E questa è la ragione principale per cui, nella piccola raccolta, i Parchi si vedono poco, Mal ce ne incolse. Amen.

25 ottobre 2005 @ 14:23
la prima pagine di insieme che leggo, quando lo compro!!!! anche se è l’ultima
))
billo
26 ottobre 2005 @ 23:52
Ma che belle sono queste bambine!?? :–)