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Emma ha sette anni e mezzo e da almeno quattro racconta storie. Se le racconta, ce le racconta. Usa tutti i mezzi di cui si impossessa via via che cresce: matite colorate, decoupage, balletti, canzoni in rima, novelle, fumetti.
Ha iniziato a leggere e poi a scrivere molto presto, suppongo per fissare al più presto, in qualche modo, le sue elaborazioni. Da piccola-piccola, a corto di esperienza personale, trasformava le sue paure in personaggi. Emma ha una sensibilità fuori scala e quindi, molte paure. Ricordo, nei nostri viaggi fra la materna e casa, o in bicicletta sotto i portici di Bologna, selezionava due o tre dei suoi Babau personali. Poteva trattarsi de “Il Muro Rotto” (un reperto medievale vagamente a forma di cavallo, affiorante da una parete), della “Sagoma Nera“, della “Pinza“, della “Luna Calzino“. Scelti gli interpreti, dovevo inventare un racconto che comunque non andava mai bene e che lei correggeva continuamente.
Molto spesso ci sommerge di carta e di parole, ci costringe quasi a difenderci da lei. Ma ci sono volte che è davvero irresistibile, come quando tira fuori cose come il fumetto che vedete qui sotto, che prende in giro un animaletto che, chissà perchè, le fa più impressione: l’ippocampo.
Ed ecco a voi il “Il Ritorno di El Marino“.










KIMPOSSIBOL
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