Come vivere infetti e felici
 
 

agosto

Posted at agosto 20, 2006 by

Come sarà la badante che si occuperà di me, un giorno? Ci penso spesso, quando incrocio, in via Garibaldi o sotto l’Arco, un nonno in carrozzella sospinto da una donna molto più giovane dall’accento straniero. Essendo diventata mamma tardi, gli anni che separano l’ultimo pannolino della mia terzogenita dal primo pannolone di sua madre non sono poi tanti. Come tutti, mi auguro di diventare una di quelle nonne-sprint, sane e autosufficienti, che vanno in bici fino a ottant’anni. Ma a una certa età è più facile tenere d’occhio il colesterolo che lo scalino della doccia. Uno scivolone, e addio nonna-sprint. Il mio benessere dipenderà dalla persona che le mie figlie mi metteranno accanto, e che, realisticamente, sarà la risultante fra i loro sensi di colpa, il loro portafoglio e i flussi migratori che interesseranno Rimini fra quarant’anni. Con un piede nella fossa e l’altro ingessato, dovrò accontentarmi. Speriamo che si accontentino anche le mie figlie, e non incorrano nella Sbp (Sindrome della Badante Perfetta) che sembra tormentare tante brave signore riminesi alla ricerca di una tata per un caro invalido. Il disturbo consiste nel confrontare inconsciamente le badanti reali con un modello tanto perfetto quanto inesistente, la Badante Ideale: una santa donna ricca di suo, fanatica della pulizia, con una salute di ferro e un diploma da infermiera, che per un capriccio da milionaria ha deciso di dedicare la sua vita ad accudire notte e giorno un vegliardo invalido in cambio di una retribuzione simbolica, naturalmente in nero, e che, combinazione, abita sotto casa tua, così non hai il problema dell’alloggio. Le affette da Sbp non sono così pazze da scartare a priori una badante, con la fatica che si fa a trovarne una. L’assumono ma se ne lamentano continuamente, specie con terzi.
Le italiane hanno troppe pretese. Le straniere non sono pulite (o, come si dice oggi, “hanno un altro concetto della pulizia“) e ammanniscono al nonno solo cavoli lessi invece di fargli due tagliatelle. Se sono anzianotte, non sono robuste. Se sono giovani, non hanno pazienza e trascinano fuori col freddo il nonno solo per guardare i negozi. Questa lo rimbambisce di chiacchiere, quella non gli parla mai, l’altra tiene sempre la tivù accesa. Affettuosa non va bene, se no il vecchio si attacca troppo, ma neanche fredda, se no si intristisce. E le malate di Sbp non possono nemmeno cavarsela con il trito “non ci sono più le badanti di una volta“. Una volta non c’erano le badanti. I vecchi o se ne andavano prima, o venivano accuditi dai figli, più o meno amorosamente. Il loro unico spasso consisteva nel seminare zizzania fra le nuore lamentandosi con l’una del trattamento ricevuto dall’altra, e godersi i litigi, in una specie di paleo-reality show.
Ma, ed è questo che mi preoccupa, ci saranno ancora le badanti, quando io sarò vecchia? Facciamo una botta di conti. Nel 2040 la nostra sterminata generazione di ex-baby boomers longevi e malaticci graverà su una risicata fascia di quarantenni per lo più figli unici, viziatissimi e ipertecnologici, ancora alla ricerca di un lavoro stabile. Lo stato sociale sarà un relitto del passato. Rischiamo di ritrovarci senza pensione e senza badante. Camperemo con le rimesse delle nuore e delle figlie. Eh sì, perché in Bielorussia e in Ucraina, diventate potenze economiche, le badanti straniere saranno molto richieste.

 
 

agosto

Posted at agosto 16, 2006 by

(PER ULTIME NOTIZIE – STRETTAMENTE PERSONALE)

Ci provino i maligni a contestare la perentoria affermazione di Massimo D’Alema secondo cui "la politica non è un pannolino". La tesi mette d’accordo chi, come il premier, vuol cambiare il paese ma probabilmente non ha mai cambiato un neonato in vita sua, e chi, come me, ormai sta più china sul fasciatoio che sulla sua scrivania. Ed è una fortuna per l’infanzia che politica e pannolini abbiano così pochi punti in comune. Il pannolino cerca di mettere d’accordo il benessere dei bimbi e le esigenze delle mamme; la politica no. Il pannolino, come la politica, si sporca e manda cattivo odore, ma quando succede viene prontamente sostituito da un altro esemplare lindo e immacolato; la politica no. Il pannolino sporco finisce nella spazzatura e non in una villa in Tunisia, e nessuno si sogna di amnistiarlo, riciclarlo o compiangerlo; il politico sporco no.
Curiosamente, l’unica somiglianza fra politica e pannolini sta proprio nel modo di farsi pubblicità, l’argomento che stava a cuore a Massimo D’Alema. Sia i partiti che i Lines assicurano che grazie a loro si dormirà tranquilli e asciutti. Il problema è che oggi nessun partito è in grado di garantirci che non ci sveglieremo in un mare di cacca e col sedere bruciante.

 
 

agosto

Posted at agosto 11, 2006 by

Paradossi della viabilità: quando il senso è unico, il controsenso è molteplice. Lo verifico personalmente ogni giorno, dal mio osservatorio domestico, situato in una stradina insignificante, un budellino largo così che, disgraziatamente, per il traffico del centro storico ha la stessa importanza strategica del Khyber Pass, il fatale valico transitato da Dario e Alessandro Magno in direzione Est e da Gengis Khan in quella opposta. Chissà se un bel segnale di senso vietato in cima al Khyber avrebbe risparmiato all’Europa le invasioni mongole o all’India la colonizzazione inglese. Di certo il cartello che dovrebbe interdire la mia via a quanti non vedono l’ora di scappare dall’insidiosa kasbah intorno al Mercato Coperto non scoraggia nessuno, e siccome il mio ingresso dà direttamente sulla strada, prima di metter piede fuori di casa devo guardare a destra e a sinistra, come quando si attraversa. Il che mi dà lo spunto per un interessante studio di costume automobilistico, sintetizzabile nel paradosso di cui sopra. I conducenti che provengono in senso consentito si assomigliano tutti. Protetti dalla legalità, si infilano nella viuzza a velocità sostenuta, senza tradire alcuna particolare emozione salvo, forse, la fretta di parcheggiare. E’ nell’imboccare un controsenso che emerge la personalità e lo stile dell’automobilista. La strada è deserta, a parte quella deficiente che lo guarda col piede a mezz’aria sulla porta di casa sua. Nessuna macchina in vista, e tantomeno vigili all’orizzonte. Solo pochi metri proibiti lo separano dalla libertà. Certo, alla peggio rischia di dover fare marcia indietro muso a muso con un’altro veicolo, in una sorta di tango su quattro ruote. Ingrana la marcia, e via. E qui il contromaniaco rivela il suo vero profilo. Eccone alcuni.
L’ONESTO. Lo vedi indugiare in fondo alla strada, in preda a una crisi di coscienza. Mai un’infrazione nella vita, montagne di punti-bonus sulla patente, magari ha votato Italia dei Valori, eppure la tentazione è forte, fortissima. E se un giorno quel controsenso gli venisse rinfacciato al cospetto del Grande Vigile dell’Universo? Per fortuna sopraggiunge un’auto in senso opposto, che lo costringe a recedere dall’empio proposito.
SUPERMAN. E’ un uccello? E’ un aereo? No, è il deficiente che si fionda contromano alla velocità della luce, in puro stile bushiano “shock and awe”, sicuro dell’impunità. Infatti gli unici a rischiare la multa sono i passanti, rimasti incollati alle pareti a mo’ di manifesti, violando il divieto di affissione.
LA DONNA INVISIBILE. Entra pianissimo, quasi in punta di ruote, nascondendosi dietro il volante. Qualcosa le fa credere che in questo modo il suo Suv si mimetizzerà con il paesaggio, cosa non impossibile visto che le dimensioni dell’auto corrispondono suppergiù a quelle della strada. Se però un passante le fa notare l’infrazione, smolla istantaneamente i freni inibitori e quelli dell’auto, e sgomma via sputando contumelie.
IL TURISTA. Che venga da Helsinki o da Mondaino, ha sempre uno stile trasognato e incredulo. Una guida molto affidabile deve avergli assicurato che nel centro di Rimini il concetto di senso unico è sconosciuto. Quel segnale circolare rosso con banda orizzontale all’inizio della strada dev’essere sicuramente uno scherzo. Così transita contromano sorridendo benevolmente ai passanti, finché non rischia un frontale con una betoniera che arriva in senso opposto.
IL TRADIZIONALISTA. Lui la cartina stradale del centro storico ce l’ha stampata in testa. Purtroppo risale al 1957, e non l’ha mai aggiornata. Difficile che rispetti un divieto che ha l’età dei suoi nipotini, anzi, lo viola con piglio irritato, bestemmiando contro chi pretende di modificare la viabilità ogni trent’anni.

 
 
 
La Vonorace is powered by WordPress™ on FatMary Theme © 2008
‡ 25 queries in 0,214 sec ‡