(PER ULTIME NOTIZIE – STRETTAMENTE PERSONALE)
Ci provino i maligni a contestare la perentoria affermazione di Massimo D’Alema secondo cui "la politica non è un pannolino". La tesi mette d’accordo chi, come il premier, vuol cambiare il paese ma probabilmente non ha mai cambiato un neonato in vita sua, e chi, come me, ormai sta più china sul fasciatoio che sulla sua scrivania. Ed è una fortuna per l’infanzia che politica e pannolini abbiano così pochi punti in comune. Il pannolino cerca di mettere d’accordo il benessere dei bimbi e le esigenze delle mamme; la politica no. Il pannolino, come la politica, si sporca e manda cattivo odore, ma quando succede viene prontamente sostituito da un altro esemplare lindo e immacolato; la politica no. Il pannolino sporco finisce nella spazzatura e non in una villa in Tunisia, e nessuno si sogna di amnistiarlo, riciclarlo o compiangerlo; il politico sporco no.
Curiosamente, l’unica somiglianza fra politica e pannolini sta proprio nel modo di farsi pubblicità, l’argomento che stava a cuore a Massimo D’Alema. Sia i partiti che i Lines assicurano che grazie a loro si dormirà tranquilli e asciutti. Il problema è che oggi nessun partito è in grado di garantirci che non ci sveglieremo in un mare di cacca e col sedere bruciante.
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IN BALIA DI PIPPO
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