Come sarà la badante che si occuperà di me, un giorno? Ci penso spesso, quando incrocio, in via Garibaldi o sotto l’Arco, un nonno in carrozzella sospinto da una donna molto più giovane dall’accento straniero. Essendo diventata mamma tardi, gli anni che separano l’ultimo pannolino della mia terzogenita dal primo pannolone di sua madre non sono poi tanti. Come tutti, mi auguro di diventare una di quelle nonne-sprint, sane e autosufficienti, che vanno in bici fino a ottant’anni. Ma a una certa età è più facile tenere d’occhio il colesterolo che lo scalino della doccia. Uno scivolone, e addio nonna-sprint. Il mio benessere dipenderà dalla persona che le mie figlie mi metteranno accanto, e che, realisticamente, sarà la risultante fra i loro sensi di colpa, il loro portafoglio e i flussi migratori che interesseranno Rimini fra quarant’anni. Con un piede nella fossa e l’altro ingessato, dovrò accontentarmi. Speriamo che si accontentino anche le mie figlie, e non incorrano nella Sbp (Sindrome della Badante Perfetta) che sembra tormentare tante brave signore riminesi alla ricerca di una tata per un caro invalido. Il disturbo consiste nel confrontare inconsciamente le badanti reali con un modello tanto perfetto quanto inesistente, la Badante Ideale: una santa donna ricca di suo, fanatica della pulizia, con una salute di ferro e un diploma da infermiera, che per un capriccio da milionaria ha deciso di dedicare la sua vita ad accudire notte e giorno un vegliardo invalido in cambio di una retribuzione simbolica, naturalmente in nero, e che, combinazione, abita sotto casa tua, così non hai il problema dell’alloggio. Le affette da Sbp non sono così pazze da scartare a priori una badante, con la fatica che si fa a trovarne una. L’assumono ma se ne lamentano continuamente, specie con terzi.
Le italiane hanno troppe pretese. Le straniere non sono pulite (o, come si dice oggi, “hanno un altro concetto della pulizia“) e ammanniscono al nonno solo cavoli lessi invece di fargli due tagliatelle. Se sono anzianotte, non sono robuste. Se sono giovani, non hanno pazienza e trascinano fuori col freddo il nonno solo per guardare i negozi. Questa lo rimbambisce di chiacchiere, quella non gli parla mai, l’altra tiene sempre la tivù accesa. Affettuosa non va bene, se no il vecchio si attacca troppo, ma neanche fredda, se no si intristisce. E le malate di Sbp non possono nemmeno cavarsela con il trito “non ci sono più le badanti di una volta“. Una volta non c’erano le badanti. I vecchi o se ne andavano prima, o venivano accuditi dai figli, più o meno amorosamente. Il loro unico spasso consisteva nel seminare zizzania fra le nuore lamentandosi con l’una del trattamento ricevuto dall’altra, e godersi i litigi, in una specie di paleo-reality show.
Ma, ed è questo che mi preoccupa, ci saranno ancora le badanti, quando io sarò vecchia? Facciamo una botta di conti. Nel 2040 la nostra sterminata generazione di ex-baby boomers longevi e malaticci graverà su una risicata fascia di quarantenni per lo più figli unici, viziatissimi e ipertecnologici, ancora alla ricerca di un lavoro stabile. Lo stato sociale sarà un relitto del passato. Rischiamo di ritrovarci senza pensione e senza badante. Camperemo con le rimesse delle nuore e delle figlie. Eh sì, perché in Bielorussia e in Ucraina, diventate potenze economiche, le badanti straniere saranno molto richieste.
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