Come vivere infetti e felici
 
 

settembre

Posted at settembre 30, 2006 by

Maremma: Camping CieloverdeUn po’ di Trentino, una fetta di Maremma. Guarnizioni saporite di teatro per ragazzi, gite e bagni lunghissimi, il tutto in salsa Marina Centro. Il dolce pasticcio d’estate è stato consumato fino all’ultima briciola. Mentre mamma e babbo si gustavano un meraviglioso passito d’annata, la Sagra Malatestiana, le Tre Putozze si erano già lavate i denti. Candidi grembiulini, s’affollavano all’uscio didietro per correre al primo giorno di scuola.
Ma questo ve lo faccio vedere la prossima volta.

 
 

settembre

Posted at settembre 28, 2006 by

Lia e fiori 2006/2In una giornata del mese in corso che non preciserò, abbiamo solcato il nostro undicesimo anniversario. Stavamo tornando da una vacanzina, già amo poco guidare, guidare sui crinali poi. Spianerei l’appennino a dinamite, fosse per me. Insomma, niente festeggiamenti in viaggio, ci siamo rifatti qualche sera dopo davanti a degli spiedini di pesce che non potete trovare così da nessuna parte, non buoni come quelli.
In realtà abbiamo sempre preferito ricordarci della data in cui cominciò la storia. Si risale, in questo caso, di 15 scalini invece che undici, partendo da un giorno di maggio.
Ero nel gabbiotto sottoterra, di fianco a me Mauro Luccarini. Nelle prime settimane di vita di Cuore non so quanto tempo passavamo su quel magico impaginato, era una bella sfida. Mauro e Fabio, e io, ultimo arrivato, i grafici bolognesi sepolti sotto l’Unità di Milano, viale Fulvio Testi.
Un bel pomeriggio di aprile appare Lia, convocata dalla redazione. Erano bastati una decina di numeri del settimanale di resistenza umana per capire che erano in arrivo tempi saturi di lavoro: occorreva qualcuno in più. Lia Celi, fresca di Laurea, nota ai Serra Aloi Paterlini per i pezzi inviati da Rimini e pubblicati nel Cuore-inserto. Lia, bellissimo profilo, bel portamento, ragazza alta che girava il suo collo sottile e la sua nuvola di ricci obbediva. “Oh, chi è quella lì?” chiesi a Luccarini.
La Celi, da parte sua, passò dietro la mia sedia. L’odore della mia pelle, zona nuca, la raggiunse. “Questo sarà il padre dei miei figli” si trovò inopinatamente a pensare.

 
 

settembre

Posted at settembre 25, 2006 by

Emma e Lia in cucinaChi è Alison Wolf, e perché vuole farmi tornare ai fornelli?
Alison Wolf è docente di Management al King’s College di Londra, e, con un articolo per la rivista inglese "Prospect", ha fatto arrabbiare anche molte giornaliste di casa nostra. In sintesi, Wolf sostiene che il massiccio ingresso delle donne nel mondo del lavoro, anche in posizioni dirigenziali, ha privato la società dell’immensa ricchezza rappresentata, negli ultimi due secoli, dallo "spirito di servizio" femminile. Che, nelle classi più basse, si traduceva soprattutto in maternità, cura della famiglia e solidarietà con le altre donne, e in quelle più istruite in un volontariato ad altissimo livello, non solo fra le mura domestiche, ma anche nell’insegnamento e nell’assistenza ai poveri.
L’attuale società "self-oriented", osserva Wolf, ha tolto valore all’impegno (gratuito) per gli altri, e nessuno, uomo o donna, trova più alcuna gratificazione nello spendere la propria vita per migliorare quella altrui – anzi, dedicarsi alla famiglia, per una donna con un buon livello di istruzione, è considerato "buttarsi via". Di qui lo "sboom" demografico, eccetera.
A questo punto, forse dovrei incazzarmi con la professoressa Wolf – e lo farei di cuore, se avessi letto solo il sunto del suo articolo proposto da Maria Laura Rodotà sul Corriere della Sera, con l’antipatico titolo "La carriera uccide la sorellanza?". Ma siccome sono andata a leggermelo, l’articolo su "Prospect", mi arrabbio un po’ meno – forse perché era così lungo, e scritto così in inglese che alla fine ero troppo stanca per arrabbiarmi. In Italia solo il Foglio o Libero osano sostenere apertamente che le poche donne in carriera in circolazione nella penisola rovinano la società, ma con toni molto più bigotti e/o trucibaldi del dotto e composto allarmismo "british" di Wolf.
Certo, non mi piace che nel suo articolo il sesso maschile venga dispensato da qualsivoglia obbligo di "servizio" verso il prossimo, e si rimpianga l’educazione femminile ottocentesca, in cui diventare "angelo" (del focolare, del capezzale, della cattedra) era l’unico modo per riscattare la propria natura intrinsecamente diabolica. Ma mi sforzo di immaginare una luna, oltre quel dito. Tutte le cose belle importanti nella vita degli uomini e delle donne – una famiglia, un gruppo rock, una rivoluzione, un giornale libero – per funzionare hanno bisogno di una quota più o meno ampia di lavoro entusiasta e oscuro, non retribuito e spesso non riconosciuto, offerto da uomini e, più spesso, da donne. In parole povere, ci vuole sempre qualcuno che si faccia il mazzo, senz’altra ricompensa che la sensazione di stare facendo qualcosa di bello per sé e per gli altri. E’ una legge ingiusta e forse crudele, ma finora non trova smentite. Oggi il sistema di valori in cui cresciamo, le necessità quotidiane, e soprattutto un’organizzazione del lavoro che ci chiede sempre di più per darci sempre di meno, ci rendono tutti incapaci di regalare un po’ di noi stessi, del nostro tempo, a chicchessia. Senza spirito di servizio, non si mettono al mondo bambini, ma nemmeno rivoluzioni, giornali liberi o romanzi o gruppi rock che non siano pure speculazioni commerciali.
Se il carrierismo uccidesse solo la sorellanza, quasi quasi potrei anche rassegnarmi.

 
 

settembre

Posted at settembre 19, 2006 by

joeblack.jpg“Vi presento Joe Black” non è certamente un capolavoro del cinema, forse non è nemmeno un medio buon film.

Ma se per caso siete dei babbi, padri di una bimba o due (o tre, perché no?), potrebbe anche essere che prima della fine della pellicola vi troviate a piangere come una fontana.

 
 

settembre

Posted at settembre 13, 2006 by

Misteryosi Messaggi Sulla ScrivaniaA volte babbo trova biglietti sibillini sul suo tavolo da lavoro. Immediatamente si mette in tenuta d’emergenza zibettina e esplora le immediate vicinanze. Se non subdora alcun tiro birbone passa alla decifrazione ma non e’ importante sapere realmente il significato. Il babbo si gode il prezioso cartoncino e se la ride fra se’.

 
 
 
La Vonorace is powered by WordPress™ on FatMary Theme © 2008
‡ 27 queries in 0,275 sec ‡