“Le ragazze perbene non sanno domare i cavalli. Le ragazze perbene non osano prendere a schiaffi un corteggiatore prepotente. Le ragazze perbene non sanno caricare un fucile. Le ragazze straniere non is innamorano di un corteggiatore povero in canna, anche se biondo e affascinante e non pretendono di seguirlo. Le ragazze perbene stanno a casa, aspettano e pregano. Ecco perché le ragazze perbene difficilmente diventano leggende, mentre Aninha Ribeiro de Silva, la figlia di un povero mandriano, oggi è l’eroina nazionale di due paesi, il suo Brasile e l’Italia, con il nome di Anita Garibaldi.”
Anita, Giuseppe Garibaldi’s wife, was as daring and indomitable as the Hero of the two worlds. Born to a poor family in a Brazil torn apart by civil war, and raised taming wild horses, she was a perfect mirror image of Garibaldi: as brave, as passionate and as in love with life and freedom as he was.
Lia Celi: “Anita Garibaldi“.
Illustrazioni di Gabriella Giandelli. Progetto grafico: Gaia Stock.
Collana Sirene nr.16 Edizioni EL, 2006
Euro 13,50

Uno dei motivi per cui mi dispiace di non aver avuto figli maschi è che questa rubrica risulta da anni totalmente femmino-centrica.
Care mamme di maschietti, non sono in grado di rappresentarvi: quel che potevo fare per assortire meglio la prole l’ho fatto, ma io e mio marito dobbiamo aver concepito tutte le nostre creature nei giorni in cui i fatidici spermatozoi con il cromosoma XY erano in vacanza. Vabbè, Madre Natura fa bene i suoi conti, e mentre io scoprivo di portare in grembo la terza femmina, sicuramente un’altra madre scopriva di aspettare il terzo maschio, e, se di dispiacere si può parlare, forse lei era più dispiaciuta di me. Perché tutti I bimbi sono fiori, ma le bimbe lo sono un po’ di più, o almeno così crede la gente finché non conosce le mie figlie, che odiano le gonne, snobbano le bambole, fanno la lotta e si grattano fra le dita dei piedi in pubblico.
Tutto ciò non impedisce loro di sentirsi pienamente e orgogliosamente femmine, felici di poter generare e allattare bambini, in futuro, come la mamma.
“Io però avrò anche un maschio”, precisa Emma, che ultimamente, ispirata dall’espressione “donna a tutti gli effetti” orecchiata non so dove, si è inventata un’altra delle sue supereroine futuribili, Donna-Tutti-Gli-Effetti (effetti speciali, naturalmente), compreso, presumo, quello di fare figli maschi. Un superpotere che a me manca, ahimé.
Ogni tanto vorrei anch’io poter accarezzare una testina di capelli corti, invece che inseguire per casa col pettine tre streghine dalle chiome scapigliate. E forse anche a Roberto piacerebbe poter fare discorsi da uomo con l’ometto destinato a “tramandare il cognome”, visto che noi italiane continuiamo ad accettare che I figli portino solo quello paterno, e non quello di entrambi I genitori, come avviene in tanti paesi.
Perchè cercare scontri di civiltà all’estero quando possiamo goderceli comodamente seduti nel nostro distretto sanitario? Per iniziare la settimana col buonumore vi propongo un articolo del Corriere di Romagna, autentico termometro delle tensioni fra culture che stanno dilaniando il nostro territorio. Roba vera, mica Pera. Sarebbe miope sottovalutare questo tipo di episodi, obbedendo al riflesso condizionato buonista di una sinistra che ha fatto dell’accoglienza indiscriminata una bandiera elettorale. Si invitino subito i protagonisti di questo episodio da Vespa, da Ferrara, alla presenza di filosofi controcorrentisti, di terzisti, di miglioristi e dei prelati delle rispettive credenze. Un suggerimento tecnico, per i lettori già raggiunti da questo ricordo: leggete il brano qui sotto con la voce di Max Vinella (cfr. Radiorai anni ’70, “Alto Gradimento“).
Rissa di famiglia dopo il tamponamento.
Spunta un manganello, 5 denunciati tra cui la mamma di un conducente
di Andrea Rossini
CATTOLICA. Una discussione tra due conducenti per un banale tamponamento tra auto in manovra lungo una strada laterale si è trasformata in una rissa tra i rappresentanti di due intere famiglie. Padri, madri, cugini se le sono date di santa ragione davanti alla caserma.
In un clima di commossa solennità, è avvenuto l’incontro fra la Famiglia Comidademama e la Famiglia Vonorace. Qualche settimane fa, invogliati dalla bella stagione e dall’assenza di una vera e propria routine scolastica (l’emilia-romagna ha richiamato ai banchi per ultima i suoi scolaretti), gli allegri abitanti della Casina Verde si sono inerpicati fino alla capitale tridentina e hanno trascorso colà (appena) due giorni, ma intensi e piacevoli. Fra biciclette noleggiate, birre artigianali e controverse sagre del salume, i nostri hanno mantenuto la promessa fatta ormai quasi tre anni fa. Mancato il rendez-vous nei Paesi Bassi, solo in parte ottemperato da un Babbo Rob in solitaria, senza trasvolate e prenotazioni, finalmente abbiamo potuto far visita ai Chesta/Schwarz.
In circa 48 ore di trasferta ci stava quel che ci stava, ma siamo riusciti a girellare il bel centro storico tutto pinto e lindo, a far spesa in un mercato di agricoltori, a scoprire l’esistenza della mortandela.
La cenetta a casa Comida ha rinfrancato i viaggiatori e ha sugellato lo storico incontro. Le nostre Tre Fantocce hanno apprezzato questo viaggetto e hanno subito dichiarato di voler tornare in gita lassù. Ma ora siamo noi che aspettiamo i nostri amici Orange-Trentinotti in Romagna. Forza Comi, siamo qui a piade aperte per voi.


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