Altrochè Suv, Ferrari e Porsche: il sogno proibito su quattro ruote per i riminesi dev’essere il carrello da supermercato. Non si capisce altrimenti perchè se ne rubano tanti. Seicento in due anni solo al Conad di via Serpieri, stando al cartello spazientito apparso in questi giorni all’entrata del supermercato, uno dei pochi ancora sprovvisti di carrelli a moneta. Seicento carrelli in un anno significa in media un carrello al giorno.
Una volta al giorno, un carrello scompare nell’ascensore del Conad, riemerge al pianterreno di Coin e infila l’uscita per non tornare mai più. E qui sta il mistero. Dove va a finire? Se a trafugare i carrelli fossero solo i clienti furboni che non se la sentono di portare le borse a mano fino alla macchina, li ritroveremmo abbandonati nei parcheggi. E in effetti, ogni tanto capita di vederne qualcuno alla deriva dalle parti di piazza Gramsci.
Quello che non si vede mai, è il carrello che si aggira ancora pieno per il centro storico, spinto con fretta sospetta. E già, perché un carrello da supermercato non è una macchina né una bici, che quando la rubi ci salti sù e via. Devi spingerlo. Difficile che passi inosservato. Già le rotelline si impuntano sulle lisce piastrelle del super, figuriamoci sui sampietrini e sull’asfalto accidentato di via Guerrazzi. Non raglia, però sferraglia un bel po’. Eppure è impossibile cogliere sul fatto il dirottatore di carrelli, che deve per forza agire di giorno, visto che di notte il Conad è chiuso. E questo fa pensare che non si tratti di un dilettante, ma di un vero professionista, con aderenze nel mondo dell’illusionismo e con alle spalle un supporto logistico puntuale ed efficiente.
Resta da stabilire perché un simile genio del crimine si dedichi ai carrelli del Conad invece che a refurtiva commercialmente più interessante o anche solo più utile, perchè non sono molti gli usi domestici del carrello da supermercato. In sala da pranzo sta male, in cucina prende troppo posto, come passeggino non è omologato, al massimo può servire per trasportare il bucato, e vabbè che dietro i peggiori delitti ci sono moventi futili, ma la movimentazione-bucato è troppo futile. Passiamo in rassegna le piste più credibili: 1) Il ladro è un feticista dei carrelli, e portarsene via uno gli fa l’effetto del Viagra. 2) Nel Riminese il carrello è diventato un portafortuna, come il cornetto o il ferro di cavallo, e lo si ruba per poi farne un regalo di nozze. 3) Esiste un racket che esporta carrelli italiani in Albania, per gli albanesi che non possono permettersi una Mercedes italiana rubata. 4) Il furto del carrello è un rito, una prova iniziatica per accedere a una setta di satanisti anti-mercato (successivamente il carrello viene sacrificato nel corso di una macabra cerimonia, il che spiegherebbe perché sia così difficile ritrovarli).
Tanto di carrello a chi saprà risolvere il caso.

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