Come vivere infetti e felici
 
 

giugno

Posted at giugno 3, 2007 by

Gesù e il bruco“Che settimana!” ha sospirato Emma un sabato sera, reduce dalla sua Prima Confessione. “Un giorno ho musica, l’altro lezione di teatro, ieri pomeriggio da Sara, oggi un sacramento…”
Roberto ed io ci siamo guardati in faccia, smarriti, perfino un po’ scandalizzati da quell’agenda candidamente blasfema, in cui mondarsi dai propri peccati davanti a Dio, giocare a Solo con l’amica e suonare il flauto sono sullo stesso piano. Ci siamo guardati, smarriti. Abbiamo creato un mostro? Peggio ancora, stiamo creando l’ennesima ragazzina superimpegnata e superficiale? Tutto comincia un giorno di novembre, quando Emma mi chiede di poter frequentare le lezioni di catechismo. I genitori le avevano lasciato libertà di scelta: Roberto ed io, pur cresciuti nella religione cattolica, non siamo praticanti, crediamo a modo nostro, fra dubbi e incoerenze, tipo quella di far battezzare tutte e tre le nostre figlie malgrado le nostre perplessità sul battesimo degli infanti (condivise peraltro da gente ben più religiosa di noi).
Fra gli impegni presi quel giorno, c’era quello di crescere le nostre figlie nella religione cattolica. E qui sta il punto. Io non vorrei che le mie figlie crescessero in una religione. Preferirei che fosse la religione a crescere in loro. Nei bambini il sentimento religioso si coltiva coltivando le loro emozioni, i loro pensieri. Un fiore, un’immagine, una musica possono avvicinarli a Dio molto meglio di una vignetta con Adamo ed Eva da colorare.
Per dire: in Emma, che è tutt’altro che una mistica, la voglia di catechismo è nata dopo essersi profondamente commossa cantando un salmo nel coro della cappella della scuola. Poi, a dottrina, ha trovato delle brave e volenterose signore che le hanno spiegato che Gesù è come il bruco, che sembra morto ma poi invece rinasce e vola in cielo. Più che il vangelo, sembra “A Bug’s Life” della Pixar.
Ed Emma che credeva che la religione fosse una cosa seria.
Quando va a messa, la liturgia è troppo difficile da capire, ma Dio le parla attraverso l’architettura della chiesa, le immagini dei santi, la potenza dei simboli. Fra i quali ci sono il pesce e l’agnello, ma sicuramente non il bruco. “Crescere nella religione”, forse, significa solo entrare a far parte di un’organizzazione. Che a sei anni ti chiama all’oratorio per fare gli angioletti di pongo, a sette ti fa colorare le schede sulla Bibbia, a otto ti insegna a inginocchiarti davanti a un confessionale ad enumerare peccati inventati. Forse ti insegnerebbe anche qualcosa di più, se le catechiste non dovessero passare metà della lezione a chiedere silenzio e attenzione ai tuoi iperattivi compagni.
Ma poveri bimbi, cosa vuoi mai pretendere, devono sfogarsi. Dopo catechismo hanno scuola di calcio. E Dio perdona, l’allenatore no.

Da “Insieme“, mensile Rcs. (tutti i testi di Lia Celi sono su Bendix)





 
 
 
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