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26.07.07

La Torre di Fell

Parigi 2007 / 1Noi pensavamo sarebbe piaciuta, ma non così tanto. La grandi città sono presenti in numerosi racconti, cartoni, libretti che popolano la vita delle tre bimbe, ma arrivarci dal cielo, e andare, andare, andare con quel pullmino fino all'albergo, fornisce da subito una dimesione mentale diversa.
Parigi ogni mattina, per otto mattine, ci ha ingoiati nella metrò (stazione "Europe") e ci ha tobogati in giro per i suoi quartieri così diversi, così sostanziosi. La Metropolitain, uno dei massimi di questa vacanza. Tanto che oggi, se andiamo in autobus fino a Viserba, a ogni stop del mezzo Iris e Gioconda esclamano: "Saint Lazare!" o "Operà!" o addirittura "Havre-Caumartin", imitando la voce registrata che si sentiva sui convogli sotterranei.
Le tappe e i commenti specifici del nostro vagare parigino li potete leggere sfogliandovi l'album che sta come sempre su Flickr, qui mi limito a sottolineare l'effetto che la capitale europea, la "ville" per eccellenza, ha avuto sui transfughi della Casina Verde. Le sorelle hanno sgranato gli occhi e forse più che gli occhi hanno sgranato i sensi e l'intelligenza.
A nove, sei, quattro anni si è già in grado di percepire benissimo un modo diverso di stare in un'urbe, qualcosa che ha a che fare con la mancanza di disprezzo per il luogo in cui si vive. Loro non sanno che anche a Parigi ci sono infiniti problemi e ingiustizie, ma hanno capito, e lo hanno fatto capire a noi, che è meglio abitare in un posto trattandolo bene, possibilmente tutti assieme.
I due genitori, immunizzati per forza di cose dall'effetto che la città può avere sulle coppie, hanno dribblato come potevano il confronto con le inefficenze italiche e la scarsa attenzione che il nostro bravo Paese cattolico, tanto affezionato alla Famiglia, accorda alla medesima quando osa uscire di casa per fare qualunque cosa: prendere un mezzo pubblico, fare la spesa, andare in un museo o in un parco, mangiare.
Adesso, oltre al prevedibile riecheggiare di un "Quando torniamo a Parigi?", rimane sospesa, fra il soffitto e il pavimento della Petite Maison Vert, una domanda mica così peregrina: "ma siamo sicuri che sia inevitabile farle crescere qua e non là?".

Posted by robgrassilli at 26.07.07 11:35
Comments

Vale sempre il vecchio detto: "Se Parigi avesse lu mere, sarebbe soltanto una piccola Viserbella". E no, forse non è inevitabile farle crescere qua e non là, ma la cosa migliore di tutte, in un mondo un po'più perfetto di questo, sarebbe farle crescere un po'qua, e anche là, e anche un po'più in là, e perfino là in fondo, da imparare un po'come funziona questo zavaglio complicato che chiamiamo mondo. Poi magari da cresciute alle EmmeGiocondeIris vien voglia di tornare qua, e provare a far funzionare quel che avranno imparato, e questa mi pare la migliore assicurazione sulla vita che potremo mai farci, no?

Posted by: dario at 26.07.07 12:59

eh, ma se poi van lì noi rimaniamo senza le grandi disegnatrici-sceneggiatrici-registe-cartoonist...non sono d'accordo sulla fuga di cervelli.Abbiamo bisogno delle GRRRRRassilli per sistemare questa Italia. Bacioni.

Posted by: mammina at 26.07.07 22:37

Sono d'accordo con Dario e anche Mammina dice il giusto. Qualcuno dovrà pur mettere mano al nostro paesuccio, nella prossima generazione :) Diciamo che e' bello cullarsi in un sogno, dove si va e si torna e magari si ha una base a Parigi per studiare e vedere il mondo :)

Posted by: R:ob Grassilli at 27.07.07 00:28

"No maledetti frrranscesi" - da leggersi rigorosamente con la R mosciamoscia! - "prendetevi tutto, le DOC e DOCG che non Vi appartengono, La Coppa e tutta la Nazionale in blocco - Campioni per sempre... mi ricorda l'inquietante bambino in tricicolo in Shinig - ma le Grassilli NO!".

Ma come, stavate quasi perdendo il titolo di Alieni attesa la forzata naturallizzazione riminese e volete partire?

Posso capire per la Spagna...

Posted by: Silvia at 27.07.07 16:49

Cara silvia, io la Spagna non la capisco mica invece, perchè la conosco poco. Ma il fatto che ci somiglia in tante cose me l'ha resa nel tempo meno attraente dell'altrove "civile" che ho incontrato di solito puntando a nord. Però lo so che è un mio limite, che la Spagna ormai ci ha stra-superati e che come senso di comunità e di civiltà ne ha ben da insegnarci. Prima era Lia che mi sgridava, adesso ne sono convinto anch'io. Un salutone alle altre balene, che da quel che vedo nel blog più che cetacei mi sembrano argute sardoncine :))

Posted by: R:ob Grassilli at 28.07.07 16:09
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