Come vivere infetti e felici
 
 

08

ottobre

Posted at ottobre 8, 2011 by


Primi giorni di scuola! Per Gioconda (prima media), per Orlando (Scuola Materna) e per Iris (quarta elementare).

 
 

16

settembre

Posted at settembre 16, 2011 by

 Iris! Non temete, anche se le sorelle musicanti sono in questo momento un po’ in primo piano , la terzogenita prepara la sua riscossa…

 
 

settembre

Posted at settembre 19, 2006 by

joeblack.jpg“Vi presento Joe Black” non è certamente un capolavoro del cinema, forse non è nemmeno un medio buon film.

Ma se per caso siete dei babbi, padri di una bimba o due (o tre, perché no?), potrebbe anche essere che prima della fine della pellicola vi troviate a piangere come una fontana.

 
 

agosto

Posted at agosto 16, 2006 by

(PER ULTIME NOTIZIE – STRETTAMENTE PERSONALE)

Ci provino i maligni a contestare la perentoria affermazione di Massimo D’Alema secondo cui "la politica non è un pannolino". La tesi mette d’accordo chi, come il premier, vuol cambiare il paese ma probabilmente non ha mai cambiato un neonato in vita sua, e chi, come me, ormai sta più china sul fasciatoio che sulla sua scrivania. Ed è una fortuna per l’infanzia che politica e pannolini abbiano così pochi punti in comune. Il pannolino cerca di mettere d’accordo il benessere dei bimbi e le esigenze delle mamme; la politica no. Il pannolino, come la politica, si sporca e manda cattivo odore, ma quando succede viene prontamente sostituito da un altro esemplare lindo e immacolato; la politica no. Il pannolino sporco finisce nella spazzatura e non in una villa in Tunisia, e nessuno si sogna di amnistiarlo, riciclarlo o compiangerlo; il politico sporco no.
Curiosamente, l’unica somiglianza fra politica e pannolini sta proprio nel modo di farsi pubblicità, l’argomento che stava a cuore a Massimo D’Alema. Sia i partiti che i Lines assicurano che grazie a loro si dormirà tranquilli e asciutti. Il problema è che oggi nessun partito è in grado di garantirci che non ci sveglieremo in un mare di cacca e col sedere bruciante.

 
 

febbraio

Posted at febbraio 4, 2006 by

Strisce Verdi / 4

 
 

dicembre

Posted at dicembre 13, 2005 by

Striscia Verde / 3

 
 

novembre

Posted at novembre 30, 2005 by

LuttazziIl Signor Daniele Fabbri di Sant’Arcangelo di Romagna, in arte Luttazzi, sta pagando sulla sua pelle una coerenza che mette i brividi. Non parlo, o non parlo solamente del suo allontanamento dalla Rai, ma di molti altri antipatici contrattempi che gli occorrono da quando, insana decisone, si è messo frontalmente in conflitto con i gestori del Villaggio, ovvero i mostri che stanno al governo. Telefonate, minacce, strani dossier inviati a casa, eccetera. Glielo avranno detto in tanti:”Se volevi la vita tranquilla mica ti mettevi contro Don Ciccio. Fa’ il comico e goditi il successo“. Ma il punto è questo: che Luttazzi fa il comico, sul serio. Il Fool che le spara pesanti, e mentre solleva le gonne alle dame scopre anche il culo del Re.
Sembra che non ne possa fare a meno: è un tipo di persona che si mette nei pasticci perchè certe cose deve dirle. Adesso, come tanti di noi, è molto arrabbiato, gira nei teatri e incontra studenti, associazioni eccetera. S’infila, come fanno i colleghi Grillo, Guzzanti e altri, in ogni spazio di libertà rimasto incustodito. Non è così facile, non crediate. Non basta essere famosi e aver messo da parte qualche soldo. Scaricatevi i documenti dal suo Podcast e capirete meglio cosa intendo dire. Triste quel Paese che deve farsi indicare la retta via dai comici. Sosteniamolo, sosteniamoli.

 
 

novembre

Posted at novembre 28, 2004 by

malpighi.jpg

Nel mezzo, all’incirca, del cammin di ‘sta vita menoamara, può capitare che la selva oscura dei villi intestinali, o dei condotti renali (speriamo di saperlo con maggior precisione in futuro), decidano di ricordarti di colpo che la sanezza dell’asino se n’è iita da un po’.
Gli accrediti gratuiti al privè della Buona Salute non sono più disponibli, tocca fare qualche sforzo, chiedere, e con un pizzico di umiltà. Questo ho fatto, un mercoledì sera fa, bussando dolorante al pronto soccorso del Sant’Orsola di Bologna. I successivi due giorni e mezzo di veloci, efficenti, accurati esami, mi hanno strappato di colpo la verginità ospedaliera. Degente per caso, ho visto balenare, per un attimo, davanti agli occhi, i ferri, gli “strumenti“. Poi la cosa s’è ridimensionata: un paio di giorni ulteriori, ma nel reparto Medicina interna. Niente intervento perche’ niente, grazie a Dio, occlusione intestinale. Eco, xray, sangue, e su, e giu, e con queste volitive infermiere, serene, toste, con gli occhi buoni.
Una breve immersione nella sanità nostrana, che mi ha dato anche qualche consolazione. Vedere Bonolis con i quattro vecchietti della mia stanza, ad esempio. Sentirmi nelle mani di un’equipe di grande, grande qualità. Ricevere affetto e attenzione, fosse anche solo via sms.
Con qualche spia che ancora accesa e lampeggiante, sono tornato a Rimini. Qui, nel confort di braccine e faccini (terribile, terribile la distanza improvvisa, non pianificata, da LORO), in buona predisposizione d’animo, proseguirò il dialogo col mio corpo sotto revisione e con i suoi riparatori.
Ora, subito, devo ringraziare, appunto, le signore e i signori della Chirurgia d’urgenza e della Medicina interna del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi. Fra campanelli che chiamano di continuo e ricoveri in piena notte, il tutto a 1040 euro mensili nella busta paga, mai uno sbotto o un gesto brusco.
E sopratutto, un abbraccio fraterno ad Andrea Romeo, che ha collezionato una serie di sfighe da record: mi sono sentito male nel suo ufficio – il suo ufficio è di fronte all’ospedale – non è fisicamente in grado di disinteressarsi di un amico in difficoltà. Il vero Angelo Custode è colui capace di introdursi di notte in una struttura sanitaria, facendosi passare prima per un ambulanziere grazie ad un giubbottino catarifrangente, e in seguito per “Andrea Grassilli“, solo per portarmi sapone, mutande pulite e libri.
Non ho parole degne per ringraziarlo, lo farò sicuramente in qualche altro modo.

 
 

luglio

Posted at luglio 7, 2004 by

Ho proditoriamente ciucciato via questo testo dal Mac di Lia, ancora piuttosto fresco di uscita nelle edicole, dove è planato a bordo del numero di Insieme di luglio. L’ho riportato qui perchè da qui ha tratto spunto e origine, in particolare da certi scambi con Mammine e Comide, più una lunga messangerata serale con Catrin, che ricordo ancora con piacere.
L’argomento è uno dei favoriti fra genitori bloggers: il trattamento dei nostri piccoli nei locali di pubblica ristorazione. Vi preannuncio che mia moglie intende scrivere una seconda parte, sullo stesso tono, questa volta diretta ai costruttori di passeggini e similia. Sempre che non intervengano ad oscurarla gli inserzionisti del noto periodico Rizzoli ;-).

DIARIO DI UNA MAMMA IMPERFETTA – Luglio 2004
chinese.jpgCaro ristoratore italiano, proprietario di pizzeria o di tavola calda, sto parlando proprio con te.
Stai tranquillo, non è la solita lamentela pulciosa per il fatto che, con la scusa dell’euro, i prezzi del tuo listino si sono gonfiati come palloni aerostatici. Poverino, hai tante tasse, gli ingredienti costano cari anche a te, e quell’egoista del cuoco ha avuto la bella idea di chiederti un aumento.
No, ti scrivo per comunicarti una notizia-choc: anche chi ha figli piccoli vorrebbe poter andare al ristorante. Lo so, è difficile credere che gente tanto masochista da complicarsi la vita generando uno o più bambini sappia ancora apprezzare le gioie sibaritiche del pranzo fuori. E che magari decida di condividere questo piacere con la prole, invece di lasciarla a casa con la babysitter e i bastoncini di pesce. Eppure, per strano che possa sembrarti, noi genitori per una pizzata fuori con i nostri figli (anche piccolissimi) siamo perfino disposti ad pagare la margherita 2004 come la quattro-stagioni di due anni fa.
Come dici? Tutto questo lo sapevi già? Oh bella. E allora perché quando ti chiedo di portare un seggiolone per mia figlia di diciotto mesi mi guardi come se io venissi da Saturno, oppure mi dici che “è già occupato”? Vuoi dire che un ristorante ben avviato come il tuo dispone un seggiolone e basta? Nel tuo locale è ammesso un solo bambino piccolo per sera? O è sottinteso che chi impone alla tua clientela la presenza di un marmocchio deve pensare da solo a dove farlo sedere? Spiegamelo, per favore, o la prossima volta che brontoli perché tante famiglie vanno da McDonald ti spernacchio. Lì i seggioloni sono almeno una mezza dozzina. Può anche darsi che Iris non digerisca il McCheese, ma è certo che potrebbe mangiarlo da seduta.
E ora, caro ristoratore, lasciami dire che le tue nuove toilettes sono una bellezza. Fiori, piastrelle colorate, lavabi ergonomici, water autodisinfettanti e un raffinato sapone per le mani al’aloe. Suppongo che l’assenza di un fasciatoio sia dovuta unicamente a un ritardo nelle consegne. Cosa? Niente fasciatoio? Hai pensato a uomini, donne e disabili, e non ai bambini in età da pannolino? I piccini la fanno quando gli viene, amico. Può succedere anche nel tuo ristorante, e dovresti prenderlo come un complimento alla tua cucina: più il bimbo si riempie lo stomaco volentieri, più sente il bisogno urgente di alleggerire il suo pancino. Dopodiché, però, dovresti dare ai suoi genitori la possibilità di cambiarlo comodamente. Non solo per il suo benessere, ma anche per quello di chi lo circonda. Ma se ti importasse davvero qualcosa delle narici dei tuoi clienti, grandi e piccoli, faresti rispettare seriamente il divieto di fumo, invece di lasciare ai non fumatori la briga di implorare ai tabagisti un po’ di cortesia.
Dirò di più: sarebbe carino fornire, oltre al fasciatoio, anche qualche pannolino. Non ridere, all’estero succede. In Germania nei bagni dei ristoranti i pannolini si trovano, e di varie misure perché, come ha detto testualmente un tuo collega tedesco. “non possiamo pretendere che i nostri clienti si portino tutto da casa”. Pensa che in quasi tutti i paesi d’Europa i ristoranti hanno un menu speciale per bambini, con porzioni e prezzi ridotti, Un menu vero, con diversi piatti sani e golosi, mentre da noi l’attenzione ai piccoli ospiti, quando c’è. non va oltre il simil fast-food cotoletta-patatine, e non è nemmeno molto fast, visto che da noi non vige il principio secondo cui i bambini vanno serviti per primi. Anzi, da te spesso capita che vengano serviti per ultimi, quando già si sono ingozzati di grissini e non hanno più fame.
Dalla tua faccia mi par di capire che non hai intenzione di cambiare andazzo. Niente seggioloni, niente fasciatoio, niente divieto di fumo, niente precedenza nel servizio, niente angolo-giochi, niente bicchieri infrangibili, niente di niente.
Allora, però, sii coerente fino in fondo. Sulla porta del tuo locale attacca un cartello “Qui i bambini non sono graditi”. A scanso di equivoci.

Lia Celi
 
 

luglio

Posted at luglio 3, 2004 by

zainetti.jpgPer cominciare, o meglio, ri-cominciare, mi scuso con gli amici che di solito passano di qui, mi scuso per questa assenza prolungata, senza spiegazioni, che invece ora vengo a esplicitare.
Non era dovuto ad altro se non alla concomitanza fra la fine della scuola, che ha riversato di colpo, fuori dal suo invaso contenitivo, la furia di tre piccole pupazze, ora presenti contemporaneamente alldaylong nella casa dove, teoricamente, i loro genitori dovrebbero anche lavorare.
La seconda ragione è stata la partenza, irregolare ma stavolta persuasiva, della bella stagione. Come sapete, ora siamo gente di mare, e la Casina Verde, pur se protetta nell’oasi del centro storico di Rimini, ha risentito di questa svolta e adesso, sotto ad ogni finestra, pencola una scialuppa di salvataggio, mentre il nostro campanello stilla: “Hii-hoooo! Per la barba del pirata, tuoni e fulmini!!!
La terza: un paio di mie trasferte, brevi ma ravvicinate, nelle ultime città che hanno avuto a che fare col mio lavoro.
L’ultima ragione, molto, molto, molto personale: la faccenda dei blog iniziava a venirmi un po’ su per una braga (really bologneaise, I know).
Forse sempre a causa del caldo e della minor propensione a restare davanti ad un computer, ho avuto l’impressione che fossimo qui a contarcela su in quattro gatti. Gatti di razza, per carità, gatti sapienti e blasonati, figli dei figli della famosa famiglia di gatti artisti di circo che…
Cioè. Il bello del bloggare, per uno come me, che non ha mai sentito alcun bisogno di tenere un diario nella vita, sta in buona parte sull’interazione. Io scrivo, tu commenti, poi magari passo da te e ricambio, poi tu… ecc… Visto il progressivo inardirsi del flusso degli interventi, ho fatto un giro qua e là, e ho constatato che altrove l’impatto dell’estate era relativo. Quei blog dove mettono fuori ad asciugare due calze e un paio di mutande e zam!, quarantasei commenti come niente, sono sempre lì, pimpanti.
Se siete qui a leggere, un po’ ormai mi conoscete e avrete capito che non sto descrivendo un caso di invidia su web. Ho semplicemente attraversato un momento di perplessità sulle ragioni, sulle motivazioni che ti spingono a tenere in vita questa affascinante cosetta qui, la Vonorace e tutto il resto. Confesso che non ne sono venuto a capo un granchè.
Di sicuro è passato il malumore, quindi sospendo l’autoanalisi e il processo alla mia linea editoriale, riprendo a pubblicare, con ritmi estivi magari, ma ufficializzando che la Casina Verde non chiude per ferie.
Magari mi sforzerò di appendere, di fuori, un filo per fare asciugare le mutande.

 
 
 
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