Come vivere infetti e felici
 
 

settembre

Posted at settembre 20, 2009 by

Domenica 1 novembre, Lia Celi, autrice di satira, scrittrice di racconti per ragazzi e adulti e collaboratrice di trasmissioni radiofoniche e televisive, proporrà ai lettori presenti al corso di lettura della Biblioteca Gambalunga di Rimini, il tema: “Quando la prosa è meglio del Prozac, ovvero: prima di passare agli antidepressivi, meglio passare dal libraio”.
Le conversazioni, che si terranno nelle antiche sale della Biblioteca Gambalunga (da domenica 25 ottobre a domenica 20 dicembre alle ore 17), saranno condotte da “bibliotecari” del tutto speciali, che della lettura e della scrittura hanno fatto la loro professione, ma che sono qui chiamati per raccontare le loro avventure di lettori, evocando i libri e gli autori che si sono intrecciati alle loro esistenze: i libri di formazione, quelli che hanno trasmesso esperienza, gioia, libertà, ma anche dato angoscia, evocato idee malvagie…
Per partecipare, come allude il titolo scelto, che rinvia ironicamente all’idea di cure low cost “per star bene”, è richiesta una speciale somministrazione “farmacologia” di lettura: per la cui pratica si richiederà sia disciplina e impegno, che altrettanto necessarie irresponsabilità e libertà: perché la lettura non é prescrivibile, e imprevedibili sono i suoi esiti, essendo il leggere un’esperienza quanto mai individuale e anarchica. Si può alimentare un’esistenza della sola Bibbia o del Corano, ma si può anche non leggere nulla; oppure si può riempire la propria vita di letture nel tentativo di conoscere e ordinare il mondo. I libri possono essere strumenti vivi da usare nella vita di ogni giorno; possono aiutarci a capire i nostri sentimenti, attraverso il confronto con le parole degli altri, farci allargare i confini del mondo, oppure farci affacciare sul nulla.

 
 

agosto

Posted at agosto 25, 2009 by

Disegni sulla sabbiaLa cena in spiaggia è un rito che ci fa sentire più amici, più riminesi, più in vacanza. Ma bisogna arrivarci preparati. Ecco una piccola guida ai “topoi” del pasto consumato sotto l’ombrellone o sui tavoloni del bagnino.

PASTA FREDDA
Regina incontrastata del beach-food, nasce dalla leggenda metropolitana secondo cui d’estate una ciotola di maccheroni gelidi e unti è più gradita di un bel piatto di lasagne fumanti. La ricetta è semplice: si cuoce troppo o troppo poco una carriolata di pasta, la si condisce con gli avanzi del frigo, la si stiva in un Tupperware grande come un silos e la si tira fuori in spiaggia quando i commensali sono così allupati che divorerebbero un gommone. Da maggio a settembre inoltrato, intere famiglie riminesi non mangiano altro che pasta fredda, e quando in autunno rivedono degli spaghetti caldi piangono di commozione… Misteriosa caratteristica della pasta fredda è che, a prescindere dal numero degli ospiti e dalla quantità, ne avanza sempre un casino. Ma «il giorno dopo migliora», e non è una bugia: peggio di così non può diventare.
«VADO A PRENDERE DUE PIADE»
Equivalente balneare del vecchio «scendo a comprare le sigarette». L’assenza del marito o fidanzato in cerca di piade sul lungomare può durare dalle due ore ai due anni, dipende dalla fedeltà del lui in questione e soprattutto dalla fila ai baracchini delle piade. Non si sa bene cosa faccia il marito o fidanzato nel frattempo; però, dopo due ore o due anni, torna effettivamente con le piade. Questo spiega il successo della pasta fredda fra le bagnanti riminesi: serve a trattenere i partner in spiaggia, al limite sbattendogli in testa violentemente il Tupperware.
«CHIAMIAMO LA PIZZA?» ovvero LA VENDETTA DEL TUPPERWARE
La matriarca ha dimenticato a casa il Tupperware di pasta fredda. Non si fida a spedire il marito a casa a prenderlo (rischia di non vedere più né lui né il Tupperware), e non si fida ad andarci lei (l’ultima volta che ha lasciato i figli al coniuge, il più piccolo è stato recuperato solo e nudo a Marebello). Dopo un’ora buona di battibecchi e recriminazioni, solo verso le otto di sera ci si risolve a ordinare la pizza che, assicura il pizzaiolo, arriverà entro quaranta minuti. Alle nove passate sono ancora tutti lì, digiuni, infreddoliti e immusoniti, invidiando la famiglia del bagnino che sotto la tettoia banchetta allegramente da due ore con porchetta e peperonata. Alle dieci scoprono che il pizzaiolo ha perso la loro ordinazione, e, sempre litigando, tornano a casa, dove li aspetta il fatale Tupperware di pasta fredda.
LA CENA PORTERELLA
C’era una volta la tavolata in spiaggia tra famiglie, in cui tutti contribuivano con cibi casalinghi: chi portava l’insalata di riso, chi il gratin, chi il vitello tonnato, ecc. I tavoloni del bagnino erano occupati fin dalle undici del mattino alle dieci di sera da famiglie sforchettanti. Ma un brutto giorno sul convivio spiaggiarolo si abbatté una calamità: la pasta fredda. Colonne di Tupperware caricati a maccheroni viscidi occuparono militarmente le tavolate, soppiantando tutte le altre pietanze. Da allora la cena porterella è diventata l’equivalente alimentare dello scambio di coppia: i mariti assaggiano le paste fredde delle mogli altrui, e si accorgono che in fondo non c’è poi tutta quella differenza.
(Lia Celi da Chiamami Città, luglio 2009)

 
 

maggio

Posted at maggio 18, 2009 by

Aggiornamento 22/5/09: • potete ascoltare qui l’intervista
andata in onda su Radiotre – Fahrenheit
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La trasmissione di riferimento per lettori e scrittieri di tutta Italia giovedì 21 maggio ha intervistato Lia sulla collana Ice Magic, che sta facendo onorevolmente il suo percorso editoriale. I dieci minuti previsti si son ridotti a sei per i ritardi della scaletta, ma comunque potete riascoltarli qui.

 
 

marzo

Posted at marzo 12, 2009 by

Con le ali ai piedi, Kiss and cry, Crystal Circus, Ghiaccio d’estate, sono i quattro romanzi della serie Ice Magic che Lia Celi ha ideato e scritto per EL, la più grande casa editrice italiana specializzata in libri per ragazzi. Saranno presentati alla Fiera del libro di Bologna a fine marzo.
“Dieci anni e mezzo. Troppi per credere ancora alle favole, troppo pochi per provare a realizzarle. Ci vorrebbe una magia per sentirsi grandi, per dimenticare i piccoli problemi quotidiani, per volare via dalla noia di una piccola città. Per Ada e i suoi amici del corso dei Bucaneve la magia sono i cinque centimetri di ghiaccio che ricoprono la pista della Ice Magic, la loro scuola di pattinaggio. Come uno specchio incantato, il ghiaccio sa dire loro scomode verità. Che il talento non basta per vincere, e vincere non basta per essere felici. Che è meglio perdere una gara che un’amicizia. Che per imparare a volare bisogna imparare a cadere. Ma il ghiaccio è anche un tappeto fatato che porterà Ada a vivere piccole grandi avventure: pattinare in uno show internazionale, gareggiare lontano da casa insieme ai compagni, inventarsi costumi originali, trovare nuovi amici. E le farà scoprire che, quando si incontra una persona speciale, il cuore può fare un triplo axel…” (dalla presentazione della serie)


Intervista di “Chiamami Città” a Lia Celi sulla nuova serie
synopsis in english by the Ute Körner Literary Agent

 
 

febbraio

Posted at febbraio 18, 2009 by

di Lia Celi
– Le dimissioni di Veltroni hanno pesato come un macigno sul debutto sanremese. La più delusa è la nuova proposta Chiara Canzian: «Ero l’unica “figlia di” non candidata nel Pd alle ultime elezioni, speravo che Walter mi ripescasse per le Europee.» Su Chiara ha pesato il veto della Margherita: «Un papà di nome Red è uno schiaffo ai moderati e ai cattolici: meglio la figlia di Christian.»
– Deluso anche chi sperava che l’annuncio «una Mina inedita aprirà il Festival» significasse che l’Ariston sarebbe stato usato come bersaglio sperimentale per un nuovo ordigno bellico. La verità è che un’anziana cantante si è fatta pagare a peso d’oro una vecchia video-marchetta scartata anche dalla tivù di Andorra. Il brano era il «Nessun dorma» di Puccini: per la sua interpretazione Mina ha ricevuto un prestigioso riconoscimento, il Premio per il Milionesimo Cantante di Musica Leggera che Canta il «Nessun dorma» di Puccini…
http://www.liaceli.com/

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novembre

Posted at novembre 2, 2007 by

A cinque mesi è d'uopo afferrarsi il piedinoNon si è negata il lusso supremo: un figlio a 43 anni“: la frase, sbirciata mesi fa in un articolo sui cinquant’anni di Carolina di Monaco, continua a ronzarmi nel cervello. Ehi, tu, laggiù nella mia pancia, non montarti la testolina: se tutto va bene, nascerai quando la tua mamma di anni ne avrà solo 42.
Sempre lusso sarai, ma leggermente meno supremo. Mica sono una principessa, del resto (e, considerato il popo’ di sfighe toccate a Carolina, ne sono ben felice). Tu pensa a crescere bene e a farti bello tosto, perché quando uscirai di lì (verso la metà di febbraio, se tutto va bene) ti aspettano tre piccole streghe curiose e, seppure in diverse gradazioni, entusiaste di avere un fratellino, e due genitori così pazzi da regalarglielo.
Care lettrici, risparmiatemi, vi prego, il commento che ormai abbiamo sentito mille volte: “ci voleva il maschietto, dài e dài ci siete riusciti”. A parte il fatto che, scaramanticamente, non bisogna dire gatto finché non l’hai nel sacco (in questo caso, sarebbe più corretto dire “fuori dal sacco”), semmai sarà questo maschietto ad aver voluto noi, e ad esserci riuscito. Mica l’abbiamo cercato. Diciamo che ci siamo fatti trovare. E lui era proprio in cerca di una famiglia con due genitori vecchiotti e
svitati, tre sorelle casiniste e una gatta scorbutica.
Starà un po’ stretto e dovrà abituarsi da subito a non essere il centro dell’universo, ma la prospettiva, evidentemente, non gli dispiace. Il bello, quando sei al terzo o al quarto figlio, è che non lo senti più solo tuo. E’ il figlio della famiglia. Siamo incinta un po’ tutti.
Emma, che un fratellino me lo chiedeva da anni (specie dopo aver preso atto dell’intesa speciale fra Gioconda e Iris), è al settimo cielo e si è già incaricata della sua educazione. “Ne farò un maschio come dico io, che capisce le femmine e sa starci insieme, mica come certi scimmioni“. “Emma, non crederai di poterlo manipolare“, insinuo, allarmata. “No, mamma. Io voglio perfezionarlo”. Ohibò.
Gioconda non promette niente, e si limita ad accarezzarmi la pancia. La sua prima reazione, alla notizia, era stata uno scoppio di pianto. “Dimmi che non è vero – è sbottata -. Stiamo già bene così!”. Poverina, ha lavorato duro sulla sua delicata posizione di “sorella di mezzo“, credeva che tutto fosse finalmente in equilibrio, e invece patatrac, si cambia di nuovo. Senza contare che lei e Iris avrebbero preferito un cagnolino. Giochi è l’assicurazione sulla serenità di Iris. Se la piccola è sicura che il “lusso supremo” non si metterà mai fra lei e la sua morbida sorellona, vivrà il nuovo arrivo in modo meno traumatico. Roberto ed io, invece, ci prepariamo con gratitudine a imparare qualcosa di nuovo – sui bambini, e soprattutto su noi stessi.
Con un nuovo piccolo maestro – un maestro col pistolino, questa volta.

dalla rubrica “Mamma Imperfetta“, Insieme (Rcs), nov. 2007





 
 

luglio

Posted at luglio 7, 2007 by

Neklusnusis AngelasCome affermano nella quarta di copertina, “Vienu plunksnos brûkstelejimu dienorastyje mergaite is Berlyno sukuria savo varda, savo likima…“… ‘Rco cane, che frustrazione mettere gli occhi su una lingua che non si connette con nulla di quanto sta nel tuo bagaglio lessicale. Non consente manco spericolate ricostruzioni partendo dalle tre parole che si è creduto di riconosere. Nulla.
Edizioni Gimtasis ZodisFatto sta che Marlene non dava notizie di se’ da qualche tempo, ma oggi ci ha scritto che è in Lituania e sta bene. Il libro di Lia del 2004, uscito nelle “Sirene” EL ha avuto il piacere di essere acquistato e pubblicato oltrefrontiera e da pochi giorni è disponibile nelle migliori librerie di Vilnius, per i tipi delle edizioni Gimtasis.
Per noi della Casina Verde la parte più divertente si trova in fondo al volume, nella scheda biografica della scrittrice.
I nostri amici baltici hanno l’abitudine di tradurre anche i nomi propri, così abbiamo potuto leggere che la “zurnaliste ir rasytoja” Lia Celi è mamma di Ema, Dzokonda ir Iris!! 🙂
Allora sekmes, cara signora Dietrich, viso gero alla prossima eventuale ristampa, chissà dove.

 
 

giugno

Posted at giugno 3, 2007 by

Gesù e il bruco“Che settimana!” ha sospirato Emma un sabato sera, reduce dalla sua Prima Confessione. “Un giorno ho musica, l’altro lezione di teatro, ieri pomeriggio da Sara, oggi un sacramento…”
Roberto ed io ci siamo guardati in faccia, smarriti, perfino un po’ scandalizzati da quell’agenda candidamente blasfema, in cui mondarsi dai propri peccati davanti a Dio, giocare a Solo con l’amica e suonare il flauto sono sullo stesso piano. Ci siamo guardati, smarriti. Abbiamo creato un mostro? Peggio ancora, stiamo creando l’ennesima ragazzina superimpegnata e superficiale? Tutto comincia un giorno di novembre, quando Emma mi chiede di poter frequentare le lezioni di catechismo. I genitori le avevano lasciato libertà di scelta: Roberto ed io, pur cresciuti nella religione cattolica, non siamo praticanti, crediamo a modo nostro, fra dubbi e incoerenze, tipo quella di far battezzare tutte e tre le nostre figlie malgrado le nostre perplessità sul battesimo degli infanti (condivise peraltro da gente ben più religiosa di noi).
Fra gli impegni presi quel giorno, c’era quello di crescere le nostre figlie nella religione cattolica. E qui sta il punto. Io non vorrei che le mie figlie crescessero in una religione. Preferirei che fosse la religione a crescere in loro. Nei bambini il sentimento religioso si coltiva coltivando le loro emozioni, i loro pensieri. Un fiore, un’immagine, una musica possono avvicinarli a Dio molto meglio di una vignetta con Adamo ed Eva da colorare.
Per dire: in Emma, che è tutt’altro che una mistica, la voglia di catechismo è nata dopo essersi profondamente commossa cantando un salmo nel coro della cappella della scuola. Poi, a dottrina, ha trovato delle brave e volenterose signore che le hanno spiegato che Gesù è come il bruco, che sembra morto ma poi invece rinasce e vola in cielo. Più che il vangelo, sembra “A Bug’s Life” della Pixar.
Ed Emma che credeva che la religione fosse una cosa seria.
Quando va a messa, la liturgia è troppo difficile da capire, ma Dio le parla attraverso l’architettura della chiesa, le immagini dei santi, la potenza dei simboli. Fra i quali ci sono il pesce e l’agnello, ma sicuramente non il bruco. “Crescere nella religione”, forse, significa solo entrare a far parte di un’organizzazione. Che a sei anni ti chiama all’oratorio per fare gli angioletti di pongo, a sette ti fa colorare le schede sulla Bibbia, a otto ti insegna a inginocchiarti davanti a un confessionale ad enumerare peccati inventati. Forse ti insegnerebbe anche qualcosa di più, se le catechiste non dovessero passare metà della lezione a chiedere silenzio e attenzione ai tuoi iperattivi compagni.
Ma poveri bimbi, cosa vuoi mai pretendere, devono sfogarsi. Dopo catechismo hanno scuola di calcio. E Dio perdona, l’allenatore no.

Da “Insieme“, mensile Rcs. (tutti i testi di Lia Celi sono su Bendix)





 
 

aprile

Posted at aprile 30, 2007 by

Premio Andersen 2007
Premio Andersen 2007
L’ultima edizione del mensile “Andersen – libri & idee – scuola & biblioteca“, ci informa che Lia è uno dei finalisti del premio dedicato alla letteratura per i giovani e giovanissimi. Nell’ambito della 40esima edizione, che si svolgerà con mostre, incontri, conferenze e, ovviamente premiazioni, il 18 e 19 maggio a Sestri Levante,troviamo Lia Celi nella terna finale della categoria “Miglior libro di divulgazione“, assieme al volume darwiniano di Luca Novelli e al Napoleone ragazzo scritto da Ernesto Ferrero. Chi sarà in effetti a ricevere il premio, “Andersen” ce lo svelerà solo il 19 maggio.

Premio Andersen 2007
 
 

marzo

Posted at marzo 21, 2007 by

Segnalo che su “La Repubblica” di oggi, Rimini si è meritata un paginone. Il signor Curzio tenta una messa a fuoco della città vera (?) contro quella immaginaria. Nel pezzo, citato generosamente il nostro librino “Alieni a Rimini“, che dopo piu’ di un anno rolla ancora (come i reoplani sulla pista).
Pagine 1, 20 e 21. Buona Primavera a tutti.

 
 
 
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