Noi pensavamo sarebbe piaciuta, ma non così tanto. La grandi città sono presenti in numerosi racconti, cartoni, libretti che popolano la vita delle tre bimbe, ma arrivarci dal cielo, e andare, andare, andare con quel pullmino fino all’albergo, fornisce da subito una dimesione mentale diversa.
Parigi ogni mattina, per otto mattine, ci ha ingoiati nella metrò (stazione “Europe“) e ci ha tobogati in giro per i suoi quartieri così diversi, così sostanziosi. La Metropolitain, uno dei massimi di questa vacanza. Tanto che oggi, se andiamo in autobus fino a Viserba, a ogni stop del mezzo Iris e Gioconda esclamano: “Saint Lazare!” o “Operà!” o addirittura “Havre-Caumartin“, imitando la voce registrata che si sentiva sui convogli sotterranei.
Le tappe e i commenti specifici del nostro vagare parigino li potete leggere sfogliandovi l’album che sta come sempre su Flickr, qui mi limito a sottolineare l’effetto che la capitale europea, la “ville” per eccellenza, ha avuto sui transfughi della Casina Verde. Le sorelle hanno sgranato gli occhi e forse più che gli occhi hanno sgranato i sensi e l’intelligenza.
A nove, sei, quattro anni si è già in grado di percepire benissimo un modo diverso di stare in un’urbe, qualcosa che ha a che fare con la mancanza di disprezzo per il luogo in cui si vive. Loro non sanno che anche a Parigi ci sono infiniti problemi e ingiustizie, ma hanno capito, e lo hanno fatto capire a noi, che è meglio abitare in un posto trattandolo bene, possibilmente tutti assieme.
I due genitori, immunizzati per forza di cose dall’effetto che la città può avere sulle coppie, hanno dribblato come potevano il confronto con le inefficenze italiche e la scarsa attenzione che il nostro bravo Paese cattolico, tanto affezionato alla Famiglia, accorda alla medesima quando osa uscire di casa per fare qualunque cosa: prendere un mezzo pubblico, fare la spesa, andare in un museo o in un parco, mangiare.
Adesso, oltre al prevedibile riecheggiare di un “Quando torniamo a Parigi?“, rimane sospesa, fra il soffitto e il pavimento della Petite Maison Vert, una domanda mica così peregrina: “ma siamo sicuri che sia inevitabile farle crescere qua e non là?“.