Come vivere infetti e felici
 
 

gennaio

Posted at gennaio 24, 2010 by

Maggio 2005, saggio di fine corso della scuola di danza “Arabesque”. Emma, nella scena delle mangiatrici di loto, ha avuto un inatteso, piccolo “a solo” con Ulisse, lasciandoci stupiti.


 
 

giugno

Posted at giugno 19, 2009 by

di Emma Angela Grazia Grassilli.

Gita a Venezia '09Ciao!!! Io sono Emma, ho scritto già qualcosa per il giornalino della scuola, ma questo è il mio primo reportage!
Come gita di fine anno io e la mia classe siamo stati a Venezia e in tutte le altre isole. Venezia è famosa per Piazza San Marco, per il Palazzo Ducale, per le calli, i campielli, le gondole. . . nessuno sa che, dall’altra parte della laguna, ci sono tanti altri luoghi da scoprire, misteriosi ma altrettanto belli! Venezia è anche un luogo dove tante culture si incontrano, perchè turisti da ogni parte del mondo vengono per visitarla. Infatti Venezia, Venice, Venedig, a seconda di come è chiamata, ha più turisti che abitanti, il che è spiegabile, perchè Venezia è una città bella e cara.
Ma andiamo con ordine. Cos’è successo?

Prima tappa, la stazione.
Gita a Venezia '09 Ci siamo alzati alle sei e siamo partiti alle sette. Il treno ci ha portati in giro per la Romagna e per l’Emilia. Nel treno ci siamo scatenati, avevamo uno scompartimento tutto nostro! Arrivati a Bologna siamo scesi, giusto il tempo di comprare panini e cicche e siamo ripartiti. Per arrivare a Venezia bisogna passare sul Ponte della Libertà, che collega l’isola alla terraferma. Quando ci siamo passati, ci siamo messi a strillare: sembrava di volare sull’acqua!
Arrivati alla stazione di Venezia, siamo usciti: fuori la stazione era un complesso bianco, sembrava un agglomerato di cubi, su cui spuntavano alcune bandiere: una con lo stemma di Venezia, quella italiana e quella dell’Unione Europea. Fa un bell’effetto uscire dalla stazione e ritrovarsi davanti il Canal Grande! Piovigginava, e abbiamo aperto l’ombrello. Accanto a noi passavano turisti tedeschi, inglesi, americani, cinesi, giapponesi, svedesi, scandinavi e spagnoli. Sull’acqua passavano barche e vaporetti di ogni forma, dimensione e colore.
Seconda tappa, il parco.
Gita a Venezia '09 Si mangia!
Alcuni genitori sono andati in un ristorantino, noialtri invece ci siamo rintanati in un parco con giochi, tavolini, aiuole e cespugli fioriti, e tanto verde!
Per andarci, siamo passati tra le vie veneziane, e in ognuna c’era almeno un baracchino di souvenire. L’industria di souvenire veneziani va davvero a gonfie vele, soprattutto quella delle maschere, che pare siano le cose che si vendono di più. Per riconoscere quelle originali da quelle contraffatte, basta vedere il materiale: quelle originali sono in cartapesta, quelle contraffatte in plastica. Alcune di quelle originali hanno il timbro Original Venezia e quelle più prestigiose hanno il cartellino Maschere del Galeone.
Al parco abbiamo giocato un pò: siamo saliti tutti insieme sull’altalena! Abbiamo anche incontrato dei ragazzi che recitavano La Tempesta di Shakespeare.
Terza tappa, San Marco e Palazzo Ducale.
Gita a Venezia '09Siamo arrivati in Piazza San Marco, era una vera meraviglia: sugli alti obelischi rossi stavano angioletti d’oro, statue bianche di santi incorniciavano la chiesa grande e maestosa, un enorme orologio con i segni zodiacali. . . non la si poteva confondere con nessun’altra piazza al mondo! Palazzo Ducale è un enorme massiccio in marmo bianco, lussuosamente e peccaminosamente ricco.
Naturalmente c’erano anche i leoni, due in pietra e uno in oro.
Certo che Venezia non smette mai di stupirti!
Ma la nostra tappa era il museo, non queste cose viste e riviste; dopotutto, noi siamo viaggiatori della Venezia misteriosa, non delle cose più scontate. . .
Quarta tappa, il museo.
Al Museo del Doge ci hanno distribuito microfoni e radioline: servivano per ascoltare meglio la guida che spiegava, una donna che somigliava a un topo. Abbiamo fatto un gioco: dovevamo trovare degli indizi nascosti in quadri, stanze e sculture, e scoprire il colpevole di un omicidio!
Siamo perfino entrati nelle segrete, dove venivano rinchiusi i prigionieri. Era un posto tutto in pietra, con celle quadrate dai soffitti non molto alti. In alcune c’erano anche le vecchie brocche e ciotole di pietra vuschiosa dove un tempo ci dovrebbero essere stati pane e acqua. Qualche maleducato, però, aveva anche fatto dei graffiti sulle bellissime e storiche pareti: in italiano, dialetto veneziano, inglese e tedesco.
Si narra che nel Medioevo dopo una riunione del Senato in questo palazzo ci fu un omicidio, e la gente incolpò Iacopo Foscari, il figlio dell’ex-Doge Francesco Foscari. Iacopo era innocente, ma un malvagio senatore suo vicino e rivale, aveva mandato una falsa testimonianza dell’accaduto al Doge in carica a quel tempo. Iacopo fu orribilmente torturato finchè, per sfuggire a quel giogo e cadere nelle braccia della morte, finse di dichiarare di essere stato lui l’assassino, che in realtà era stato un certo nobile Nicolò Erizzo. Francesco Foscari non potè fare niente per fermare tutto ciò, e ne rimase tormentato tutta la vita. Si dice che il fantasma di Iacopo Foscari giri tutt’ora nel castello, inquieto, chiamando a gran voce suo padre e il suo condannatore. Ma con tutto il chiasso che abbiamo fatto, il fantasma si sarà spaventato!
Quinta tappa, il nostro albergo sull’isola di Sant’Erasmo.
Gita a Venezia '09L’isola di Sant’Erasmo è la più grande dopo Venezia, è un paradiso dell’agricoltura e della serenità, niente macchine, ma solo bici, motociclette e camioncini. È lì che c’era il nostro albergo, il Lato Azzurro, così si chiamava. Che Paradiso che c’è, lì! Detto fra noi, vi consiglio caldamente di passarvi le vacanze.
La nave De’ Mosto ci ha portato lì.
Il paesaggio era incantevole: osservavamo i contadini svolgere i loro lavori nei campi e staccavamo i piccoli fichi acerbi da un giovane albero un pò storto.
Le camere erano ampie ed accoglienti, e alcune avevano pure un balconcino. I letti erano morbidi e profumati, solo i bagni erano un pò malfunzionanti, ma a chi importava! E la cena era decisamente poco appetitosa: un piatto di strozzapreti con poco pomodoro per primo, un pezzetto di carne scondito per secondo, perfortuna accompagnato da patatine con ketchup e maio, e per dolce. . ., budino al cioccolato!
Abbiamo organizzato dei vari chiassosi pigiama party in ogni camera, finchè non abbiamo fatto tutti silenzio.
La mattina dopo ci hanno servito una colazione sontuosa. C’erano caraffe di latte, caffè e succo d’arancia; scatoline contenevano bustine di carcadè, tè nero biologico, tè nero al miele e limone, tropicale e miscela di frutta. Pane tostato e biscotti, marmellate di vari tipi, miele, burro. E poi, da mescolare con le altre cose: cacao, caffè, zucchero, muesli e muesli tropicale.
Sesta tappa, le isole selvagge della laguna.
Gita a Venezia '09 La Raptus è la barca che ci ha portati in giro per la laguna selvaggia, a vedere le briccole, le barene e le velme. C’era un marinaio che guidava il timone, e due ragazzi che facevano la guida.
I due sono anche due aiutanti degli Scout di Venezia.
Abbiamo visto due fortini infestati nelle isole verdeggianti e selvagge, e abbiamo pranzato su un’altra bellissima, con un panino al salame, un’arancia e una merendina biologica.
Durante il giro ci hanno raccontato due storie dell’orrore veneziane: Il matrimonio di Venezia e Il mago dal cuore di pietra.
I due ragazzi erano simpaticissimi, formavano un binomio perfetto, e ci hanno subito conquistati.
Settima tappa, Burano.
Burano, da non confondere con Merano, è una delle isolette della laguna, ma a differenza delle altre questa è abitata! Le casette sono di colori vivacissimi e tutte diverse, perchè all’inizio Burano era abitata solo da pescatori e i colori sgargianti servivano a far riconoscere a ognuno la propria.
Nei negozi si vendono dei biscotti speciali, i Buranelli Bussolà, fatti con un esagerazione di uova, zucchero, burro. . . Sono buonissimi!
Un’altra cosa per cui Burano è famosa sono i suoi merletti e pizzi vari. Anch’io ne ho comprato uno per souvenir. Si dice che siano state le sirene a confezionare il primo, e che poi le comari del villaggio abbiano ricopiato quei ricami, prima esclusivamente per uso d’abbigliamento, poi come centrini.
Piccola pausa per merenda e acquisto-souvenir e poi siamo ripartiti. Per l’albergo, questa volta.
Ottava tappa, la Collezione Peggy Guggenheim.
Gita a Venezia '09Molti sanno chi è Peggy Guggenheim, la signora un pò schizzata con gli occhiali enormi e variopinti, e ancora di più conoscono la sua collezione a Venezia.
Noi ci siamo andati il giorno dopo. Il Peggy Guggenheim è un posto fantastico, fresco e profumato. Dentro c’erano tutti i quadri, che io però già conoscevo, più belli del mondo.
Strambo! Anche stavolta la guida somigliava a un topo.
Dopo abbiamo fatto anche un laboratorio: dei fumetti sui quadri che avevamo visto. Poi ce ne siamo andati.
Nona tappa. . . casa.
Siamo tornati tristemente in stazione sulla nave Marco Polo, e il treno ci ha riportati a casa.
Mentre scrivo questo articolo mi torna in mente una cosa. . . una o due notti dopo il ritorno, ho risognato Venezia: ero io, da sola: era un giorno di vento forte, la mia coda di cavallo piena di ciocche ribelli era scompigliata dal vento e indossavo una giacca lunga color fungo geneticamente modificato, da Sherlock Holmes. Un uomo mi aiutava a salire su una gondola di legno massiccio, per poi lasciarmi lì. Nel Canal Grande c’erano pochissime barche per via del vento, ma improvvisamente si placò, e io ero lì tranquilla tra il grigio del cielo e l’azzurro del canale. . . o forse era il contrario?
Questo articolo è stato scritto da me, Emma Grassilli! Se volete commentare, criticare o conversare con me, scrivete qui sotto o mandate a robertograssilli@gmail.com

 
 

giugno

Posted at giugno 2, 2008 by

Emma X
Quindi Emma ha dieci anni. Inequivocabilmente, come suggeriscono altre cose che non sono il calendario. La sua personcina, che si allunga e si ammorbidisce come quelle lampade psichedeliche degli anni ’70. Abbandona cartoon network e va a scrivere sul Mac. E fra non molto “gli adolescenti”, ovvero la categoria che ci divertiamo a prendere in giro assieme da anni, saranno la SUA categoria.
Mi dicevo: con Emma non si può mai sapere. A quattro anni leggeva e scriveva, a sei componeva canzoni, a otto leggeva “Piccole Donne” e iniziava a scrivere copioni e a dirigere le sorelle in “Tedeskis The Cat” .
Per contro, a sette anni aveva ancora problemi ad aprire e chiudere le porte, e a dieci continua a farci impazzire per come si comporta a tavola e ogni uscita di casa ci obbliga a una verifica accurata del suo aspetto esteriore.
Ma sono bubbole. La principessa di papà cresce e come in tutte le commedie americane papà inizia a dare segni di agitazione. Da tempo non mi fido del tempo; so che non conviene dire “beh, ancora non ci siamo“. Non va detto, papà-colleghi, non fatelo mai: pronunciate frasi di questo tipo e all’orologio non parrà vero di sgommare in avanti per costringerci a patetiche rincorse. Conviene venire a patti e rifarsi biecamente sui figli più piccoli, illudendosi di essere una crono-guardia come il babbo di Thursday Next e di poter manipolare le stagioni della vita a proprio piacimento. Giocare con le primavere e le estati e i primi giorni di scuola e l’albero da addobbare. Non contare: mescolare. Correre su e giù per l’agenda, lasciando segni e disegni in più pagine possibili. Accendere candeline e soffiare, leggere un libro e spegnere la luce.
Buon compleanno Emmilù.




 
 

febbraio

Posted at febbraio 12, 2008 by

I fumettini di Emma: la gara di cinema

Ideato e disegnato da Emma in una manciata di minuti, fra i cartoons della sera e la buonanotte.





 
 

novembre

Posted at novembre 6, 2006 by

Margaret, Jo e i problemi d'amore
Quello che mi piace moltissimo, oltre alla sicurezza con cui Emma predispone sul foglio la sequenza del suo racconto, è la naturalezza nel fissare gli stati emotivi dei suoi personaggi. Le sue ragazzine sono sempre molto espressive, dinamiche; vanno avanti e indietro nel foglio, ruotano, corrono fino al primissimo piano o escono di colpo come fossero su un palcoscenico. Da quando si aiuta con i baloon a fumetti, anche i testi sono entrati in queste composizioni elastiche e, magicamente, non soffocano le figure. Guardate le braccine di Jo che si dichiara a Bessie: come dico sempre a Lia, avessi saputo io disegnare così, a otto anni ;-).

 
 

febbraio

Posted at febbraio 12, 2006 by

>EmmaCapelliEmma ha sette anni e mezzo e da almeno quattro racconta storie. Se le racconta, ce le racconta. Usa tutti i mezzi di cui si impossessa via via che cresce: matite colorate, decoupage, balletti, canzoni in rima, novelle, fumetti.
Ha iniziato a leggere e poi a scrivere molto presto, suppongo per fissare al più presto, in qualche modo, le sue elaborazioni. Da piccola-piccola, a corto di esperienza personale, trasformava le sue paure in personaggi. Emma ha una sensibilità fuori scala e quindi, molte paure. Ricordo, nei nostri viaggi fra la materna e casa, o in bicicletta sotto i portici di Bologna, selezionava due o tre dei suoi Babau personali. Poteva trattarsi de “Il Muro Rotto” (un reperto medievale vagamente a forma di cavallo, affiorante da una parete), della “Sagoma Nera“, della “Pinza“, della “Luna Calzino“. Scelti gli interpreti, dovevo inventare un racconto che comunque non andava mai bene e che lei correggeva continuamente.
Molto spesso ci sommerge di carta e di parole, ci costringe quasi a difenderci da lei. Ma ci sono volte che è davvero irresistibile, come quando tira fuori cose come il fumetto che vedete qui sotto, che prende in giro un animaletto che, chissà perchè, le fa più impressione: l’ippocampo.

Ed ecco a voi il “Il Ritorno di El Marino“.

Il ritorno di El Marino / 1
Il ritorno di El Marino / 2
Il ritorno di El Marino / 3
Il ritorno di El Marino / 4
Il ritorno di El Marino / 5
Il ritorno di El Marino / 6
Il ritorno di El Marino / 7
Il ritorno di El Marino / 8
Il ritorno di El Marino / 9

 
 

maggio

Posted at maggio 17, 2005 by

A BrisighellaLIA = Emma, ma a te piace Geronimus Stilton?
EMMA = Ha qualcosa che mi ammoscia.

Al termine di un tg, mentre mamma e babbo iniziano a riassettare, sul video passa il promo di una fiction rai. La voce stentorea dello speaker ne annuncia il titolo: Amanti e Segreti. Emma, che è nei paraggi, reagisce con un giudizio che contiene tutta la severità e il diritto al disprezzo per il contorto mondo dei divertimenti over fourteen accordato ai bambini:
EMMA = Che titolo da adulti…

 
 

agosto

Posted at agosto 28, 2004 by

emma-gioca-giostra2.jpgda Insieme: DIARIO DI UNA MAMMA IMPERFETTA 8/04
Mamma: – Emma, devo scrivere l’articolo di agosto per la Mamma Imperfetta. Mi piacerebbe parlare dei tuoi fidanzati, posso?
Emma: – Uhm va bene. (Scoop! Fermate le rotative! Emma finalmente rompe il silenzio stampa sulla sua vita sentimentale! Sarà un pezzo-bomba da leggere sotto l’ombrellone!)
M.: – Allora, ricapitoliamo un po’ la situazione. All’inizio c’era Naigy, il tuo fidanzato invisibile, poi è arrivato Filippo e ora Alessandro.
E.: – Non dimenticare Simoshika, il mio fidanzato invisibile giapponese. Me l’ha presentato Naigy, quand’è tornato dal suo viaggio in Giappone. Scrivilo bene, eh? Si-mo-shika.
M.: – Aspetta, prima devo raccontare di Naigy, e descrivere un fidanzato invisibile non è facile. Mi dicevi che ha gli occhi azzurri e i capelli neri…
E.: – Biondi, erano biondi.
M.: – Eh? Ero sicura che Naigy fosse moro. Se ben ricordo, suo padre fa il macellaio e sua madre lavora al computer a Cesena. E nessuno di noi può vederlo e parlargli, tranne te. Cosa che al babbo non piaceva per niente, perché non si può prendere a sberle un fidanzato invisibile. Ho dimenticato qualcosa?
E.: – Sì, che Naigy va pazzo per il ketchup. Scrivi anche io, Naigy e Simoshika andiamo sempre al Banana-Slurp, il nostro fast-food invisibile.
M.: – Meno male che è invisibile, se no, con un nome del genere, sarei già andata a tirargli i sassi contro la vetrina. Poi è arrivato il tuo primo fidanzato in carne e ossa. Io, naturalmente, ho scoperto tutto a cose fatte. Una volta ti ho riportato a casa dalla piscina e ho saputo che ti aveva cercato questo Filippo. Tu hai richiamato a casa sua, presentandoti tranquillamente come la sua fidanzata. Anzi, moglie, visto che, come mi ha informato la tua maestra, vi eravate già sposati in pompa magna nel giardino della scuola materna. Ma non mi hai mai raccontato come vi siete messi insieme.
E.: – Bè, era da un po’ che lui mi ronzava attorno, mi faceva dei dispettini insomma, si capiva che mi amava. Io gli avevo già parlato di Naigy, ma lui no
Lia: non era geloso di un fidanzato invisibile, e poi comunque in quel periodo Naigy era andato a fare un viaggio. E visto che Filippo mi amava, bisognava che l’amassi anch’io.
M.: – Già, già. Amor ch’a nullo amato amar perdona. E poi eravate un po’ la “coppia reale” della classe, il che non ti dispiaceva. Però bisogna dire che hai avuto una fortuna sfacciata. Non solo Filippo era carino, ma era il seienne più romantico che avessi mai incontrato. Mica come quei mocciosi ai quali correvo dietro io ai tempi dell’asilo, degli sgorbi che se la tiravano da Alain Delon.
E Filippo ha pure una mamma simpatica e una casa stupenda. Dovevate proprio litigare così presto? Adesso lui è fidanzato con la tua amica Jenny, se non sbaglio.
E.: – Ma no, con Giulia. Non ti ricordi che ho scritto un libro in cui racconto che ci sposiamo tutti e tre insieme? Si intitolava “Il famoso amore di G., E. e F.”, e alla festa di nozze partecipavano anche le Superchicche.
M.: – Bellissimo, me lo ricordo, avevi fatto dei disegni meravigliosi. Fatto sta che però tu ora sei fidanzata con Alessandro.
E.: – Lui però sono andata a cercarlo io. E’ così biondo e cicciottello, sembra un bambolotto! Ma a pensarci bene, mamma, forse in questo periodo non ho bisogno di un fidanzato. Tanto ho sempre Naigy e Simoshika, anzi, oggi pomeriggio abbiamo un appuntamento al Banana-Slurp!
(Non so se è il caso di riderci sopra. La potenza dell’immaginazione di Emma è tale che un giorno o l’altro mi si potrebbero materializzare per casa davvero, i suoi due fidanzati invisibili. Ma il Banana-Slurp no, quello non potrei sopportarlo!).

 
 

giugno

Posted at giugno 15, 2004 by

Non volevo aggiungere altri documenti su Emma, che in questo periodo ha decisamente rubato la scena agli altri membri delle Compagnia Casina Verde.
Ma, come ha detto al microfono il maestro di musica alla festa finale della scuola materna: “Emma è un attrice“.
Del resto, la sera prima, un’altro segno fatale aveva sorpreso Lia e il dilei marito. Seduti nella platea del Teatro Novelli di Rimini, aspettavamo il saggio di fine corso della scuola di danza “Arabesque“.
La svogliatezza con cui la Primogenita aveva concluso l’esperienza, l’atmosfera da recita parrocchiale ci autorizzavano a vivere l’evento quasi come un atto dovuto, nonostante Emma, al massimo della sua reticenza, aveva lasciato trapelare qualcosa su un suo “pezzo da sola”.
Inoltre, avevo visto come la biondina si era comportata ad un paio di “lezioni aperte“. Distratta e “sciocchina” come non mai, avevamo tradotto la piccola provocazione così: «mamma, papà, la mia curiosità per la danza è finita. Non ne voglio più mezza”.
Oltre ad Emma, abbiamo sottovalutato anche l’Arabesque. Questa scuola di ballo, fondata da una professionista londinese più di trent’anni fa, mette le cose in chiaro dall’inizio: qui niente indulgenze per genitori in cerca di riscatto attraverso la progenie, ne’ scorciatoie prototelevisive per aspiranti veline. Nella casa di Tersicore, di Hathor e di Brahma, poche puttanate.
Lo spettacolo è stato intenso, vero, potente. Ed Emma, nella scena delle mangiatrici di loto, ha avuto davvero il suo piccolo “a solo” con Ulisse, lasciandoci ancora una volta basiti.
Qui un piccolo documento filmato per gli Emmologi. 660 k circa, è QuickTime (.mov).

 
 

giugno

Posted at giugno 7, 2004 by

emma-ride1.jpgPer concludere la Novena Emmiana, alcune brevi sulla nostra primogenita preferita (!).
Emma si rapporta relativamente a Iris. La combutta maggiore sta fra l’ultima nata e Gioconda. Comunque: qualche sera fa la Principessa Spaziale stava sul lettone con Numero Tre, la osservava assorta.
Emma= Iris! Come sei cresciuta… Hai un corpo lungo e una testa piccola. Sembri un fotomontaggio“.
La sentivo ridere nel suo letto. Di solito legge per una ventina di minuti, quelli che passano dal crollo di Gioconda, che è quasi contemporaneo ai baci della buonanotte, alla seconda venuta di Lia, che nel frattempo ha spedito l’ultracucciola sul trenino della buonanotte, per dirla con il prof. Utonium.
Aveva trovato la raccolta dedicata a Mafalda di Quino edita da Repubblica. Leggeva le strip e sghignazzava. “Dio ti benedica” ho pensato, ritirandomi in silenzio, “il grande Dio delle nuvolette parlanti“.
Ancora sul bordo del letto, stasera. Emma= Papà, sei il migliore papino del mondo”.
NasodiPapolo= Mah.. Emma.. Grazie. Ma ci saranno chissà quanti papini migliori di me”.
Emma= No, tu sei il migliore. Perchè sei arrabbiato quando bisogna essere arrabbiati, sei allegro quando bisogna essere allegri, e sei agrodolce quando bisogna essere agrodolci. Curtain.

 
 
 
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