Iris (the “Posh Sister”), definita da Paul Syno la “rockettara” del gruppo, canta una sua canzoncina che sembra un incrocio fra Kurt Weil e Gianna Nannini: “a mezzanotte, jonny! Ti manderò in africa…“. Siamo stati in gita primo maggio a Ferrara, dopo aver visitato un nonno post-operatorio. Orlando gli ha abbreviato il decorso con numerosi sorrisi ruffianini. Gioconda, nella mostra su Mirò a Palazzo dei diamanti, si rivela un’ottima esegeta del surrealismo anni ’20. Stamattina Emma è tutta presa da un testo che hanno scritto, a più e più mani, dentro la sua classe. Tutta contenta, sta trascrivendo decine di pagine da un quadernone al vecchio Mac di Lia.
Orlando sorride e gorgheggia. Resta però muto e incantato davanti a Otto e Mezzo su La7.
Emma si sta guardando il corso di scrittura creativa de La Repubblica, Gioconda sperimenta la piccola camera digitale che ci regalò Smemoranda qualche anno fa.

Per il secondo anno Santo Silvestro l’abbiamo gabbato ben prima che la festa finisse.
Di nuovo interpellate, le SorelleGrassilli® suggerivano a una sola voce il “tema” per la cena del trentuno (l’anno scorso si mangiò in atmosfere genericamente disneyane). Questa volta sarebbe stata la volta di “Ratatouille” .
Insomma, era il pretesto giusto per metter su una cosa un po’ francese, attingendo più ai ricordi della vacanza dello scorso giugno che al pur meritevolissimo film del roditore-ristoratore. Così Lia ha elaborato un menu parisienne (che trovate qui sotto) mentre io ho pensato agli effetti speciali.
Alle 21.00 dell’ultimo giorno dell’anno, quando la porta del rinato Gousteau si è aperta, Gioconda Iris ed Emma hanno potuto accomodarsi fra bandiere e festoni tricolore, gadget topeschi e struggenti fisarmoniche, nella tipica atmosfera di un ristorante boulevardien (si sentiva in effetti il brusio tipico e ogni tanto anche il rumore lontano del Metrò). Pensate che, scostando le tendine, si poteva vedere la Tour Eiffel proprio lì fuori, nel nostro cortile riminese!
Il tempo di assaporare le portate della nostra raffinata Chef (il pancione da buongustaia c’era!) ed era già ora di uscire in veranda ad accendere qualche candelina scintillante, mentre la diretta di Raiuno rombava a un paio di chilometri da noi, nella zona del Grand Hotel.
E finchè Iris, spaventatitssima dai botti dei vicini, non ha decretato che ok, il 2008 era arrivato, ora si poteva andare a dormire.
Qualche immagine della serata di gala, cliccando qui.
Cena Ratatuille
Pissaladière
Fondue bourguignonne
Pommes frites
Ratatuille
Fromages de France (Brie, Comté, Roquefort)
Gateau au chocolat moussant
bevande: birra artigianale Le Baladin, eau minerale petillant Conàd
brindisi di mezzanotte con champagne Mumm
Nell’ambito degli incontri per l’iniziativa MANIFESTA – il lavoro delle donne (Casa delle Donne, Comune di Rimini), nel pomeriggio di giovedi 26 aprile, ore 17,30, Rossella Tempesta intervista Lia Celi.
Questo ciclo di discussioni, presentazioni e mostre, nasce con l’intento di indagare in maniera nuova e approfondita, in epoca post-ideologica, le permanenti difficoltà nel rapporto fra i sessi, specie in ambito lavorativo, e sulle pari opporunità.
MANIFESTA – il lavoro delle donne si svolge dal 24 al 30 aprile, l’incontro con Lia è nella Sala Degli Archi Due, piazza Cavour, Rimini.
Un po’ di Trentino, una fetta di Maremma. Guarnizioni saporite di teatro per ragazzi, gite e bagni lunghissimi, il tutto in salsa Marina Centro. Il dolce pasticcio d’estate è stato consumato fino all’ultima briciola. Mentre mamma e babbo si gustavano un meraviglioso passito d’annata, la Sagra Malatestiana, le Tre Putozze si erano già lavate i denti. Candidi grembiulini, s’affollavano all’uscio didietro per correre al primo giorno di scuola.
Ma questo ve lo faccio vedere la prossima volta.
In una giornata del mese in corso che non preciserò, abbiamo solcato il nostro undicesimo anniversario. Stavamo tornando da una vacanzina, già amo poco guidare, guidare sui crinali poi. Spianerei l’appennino a dinamite, fosse per me. Insomma, niente festeggiamenti in viaggio, ci siamo rifatti qualche sera dopo davanti a degli spiedini di pesce che non potete trovare così da nessuna parte, non buoni come quelli.
In realtà abbiamo sempre preferito ricordarci della data in cui cominciò la storia. Si risale, in questo caso, di 15 scalini invece che undici, partendo da un giorno di maggio.
Ero nel gabbiotto sottoterra, di fianco a me Mauro Luccarini. Nelle prime settimane di vita di Cuore non so quanto tempo passavamo su quel magico impaginato, era una bella sfida. Mauro e Fabio, e io, ultimo arrivato, i grafici bolognesi sepolti sotto l’Unità di Milano, viale Fulvio Testi.
Un bel pomeriggio di aprile appare Lia, convocata dalla redazione. Erano bastati una decina di numeri del settimanale di resistenza umana per capire che erano in arrivo tempi saturi di lavoro: occorreva qualcuno in più. Lia Celi, fresca di Laurea, nota ai Serra Aloi Paterlini per i pezzi inviati da Rimini e pubblicati nel Cuore-inserto. Lia, bellissimo profilo, bel portamento, ragazza alta che girava il suo collo sottile e la sua nuvola di ricci obbediva. “Oh, chi è quella lì?” chiesi a Luccarini.
La Celi, da parte sua, passò dietro la mia sedia. L’odore della mia pelle, zona nuca, la raggiunse. “Questo sarà il padre dei miei figli” si trovò inopinatamente a pensare.
Per il terzo anno consecutivo, un sedicente Coniglio Pasquale ha fatto sparire le uova destinate a Iris, Gioconda ed Emma. Le ha nascoste la notte del sabato santo, e ha lasciato una serie di indizii e quesiti ispirati, per questa edizione, alla "Mappa del Malandrino" e al mondo di Harry Potter ( in questo momento è la lettura solitaria di Emma, che è ripartita autonomamente dall’inzio della ettologia del maghetto, ma anche collettiva, a cura di mamma Lia, che la sera legge alle Bambocce le gesta contenute nell’ultimo tomo).
Già sveglie un’oretta prima di noi, le sorelle maggiori, con la benedizione di Albus Silente, si sono buttate nell’investigazione. Iris, ciambella in mano, seguiva la scena dal suo seggiolone, perplessa e sonnacchiosa. Il gioco non era così semplice, gli indizi facevano apparire una parola nella mappa, che rimandava a un’altra parola, che sprigionava un 
www.youtube.com/watch?v=V2R61cJVvb4″ target=”_new”>aiuto audiovisivo dal computer, ecc… Un po’ provocazione, un po’ pretesto, otteneva che tutta la famigliola contribuisse all’insolito cimento.
Ammetto: mi ha succhiato parecche ore di produzione. Ma come potevo deludere le Streghine, che già da gennaio mi chiedevano assicurazioni sul fatto che anche quest’anno si sarebbe svolta la "Caccia alle Uova"?
Io sono il Primo Fiore
che al secondo ti rimanda,
sorella in umiltà
si nasconde
nella paterna stanza
quarto legno dal basso
terzo libro da destra
foglio venticinque
il color che mi è caro
e che di questa magion
è segno
alla terza sorella ti invia
e alla fine dell’arcano.
Felice Pasquetta a tutti, siate voi esseri magici o normali babbani.
(o cliccare qui per aggiungerlo in iTunes). |
…oppure puoi riascoltarla direttamente in questa stessa pagina, semplicemente cliccando il tasto “Play” |
E’ un ringraziamento sincero il mio, perchè l’affetto, in casi come questo, arriva senza filtri e mediazioni in tutta la sua efficacia. Questa vicinanza “gratuita”, assieme alla vita da menare via, alle tre piccole sintonizzate sulla primavera, rende più facile reagire. E quindi eccoci qui, riaccendiamo tutto, comunichiamo.
Le meraviglie della tecnologia consentono oggi di trasmettere dalla propria abitazione, proprio come una di quelle radio libere cialtrone di trent’anni fa. Rispetto ad allora è tutto così semplice: microfono, giradischi, mixer, trasmettitore ecc: sta tutto dentro o attaccato al pc.
La Casina Verde partecipa anch’essa al “gioco della radio” con un paio di contributi. Quello che ci ha fatto più ridere, ideandolo, lo potete ascoltare oggi, martedì, alle 13,15 circa su Radio Nation 1: si chiama “Blue Mimoon“, ovvero “guarda il Tg con Celi e Grassilli“. E’ in pratica quello che succede a tante famiglie che seguono un telegiornale durante la pausa pranzo: ci irritiamo, inveiamo, ridiamo nervosamente, insultiamo i politici, ecc… Fra piatti e bicchieri ci sarà in più un microfono acceso. Terremo aperte chat e messenger (icq: 33325395), per complicare le cose ed eventualmente dialogare con altri balenghi come noi.
Anche se è quasi scomparso il rito della consegna al fotografo e conseguente attesa di sviluppo e stampa, permane quel lasso di tempo che separa lo scatto, la cattura del frammento di festa, dalla catalogazione del ricordo. Scaricare le immagini della cameraphone, dalla digitalina o pinzarle fuori dal file in movimento della telecamera, richiede un investimento di qualche ora e la predisposizione d’animo da sciapinatore(*).
Ma verso un onestissimo 20 gennaio, quando cioè l’ultimo vapore di spirito natalizio galleggia ancora fra le pareti verdi dellla Casina, ecco l’esposizione degli albumetti festaioli. Retrogusto delle settimane appena passate, che fra poco verrà cancellato definitivamente dal sapore deciso delle fritture carnevalesche.
In questa gallery super-bamboccesca, trovate la recita di Natale, la cena di Vigilia, il pranzo dai Nonni e via su queste tonalità. Come dire: gli adulti non ancora auto-riprodottisi sono avvertiti.
(*) dal “CAIUZZI-VANGE, dizionario di bolognese-italiano per tutti“: sciapinatore= (sm, bosc. pl=ri) colui dedito ai ciappini, ovvero piccoli lavori domestici non necessariamente indispensabili anzi, a volte sintomo di leggera nevrosi. Lo sciapinatore è tendenzialmente un “Umarell” bolognese sulla terza eta’.
• ciappino o ciapino può riferirsi anche ad oggetto, manufatto artigianale o cianfrusaglia il più delle volte fra i piedi della famiglia dello sciapinatore. “Ho dei ciapini da fare”: intendendo anche impegni rimasti in sospeso.

LA CASINA VERDE
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